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E’ facile cadere nella classica tentazione di spargere complimenti come se fossero coriandoli quando si tenta di descrivere un personaggio al quale si è affezionati perché lo si vede puntualmente attore nel noto talent Hell’s Kitchen….troppo facile. Posso assicurare che il giorno in cui incrociai quel giovane, a me sconosciuto, sommelier nella hall del Trussardi Café alcuni anni or sono, fu come una sberla poderosa a manrovescio ricevuta a sorpresa in pieno viso. Era l’autunno del 2012 e in quel tardo pomeriggio accompagnavo alcuni produttori di Trentodoc proprio al Trussardi Café dove avevo organizzato un aperitivo degustazione con le bollicine di montagna. Luca Cinacchi ci venne incontro, minuto, elegantissimo, con un passo lieve, ricordo che aveva ancora tutti i capelli, di un castano ramato, e una pelle diafana, come solo i rossi hanno. Iniziò a parlare delle varie tipologie di Trentodoc e delle caratteristiche delle diverse etichette, inteso come grafica e dettagli estetici delle bottiglie dei vari marchi. Si esprimeva in modo molto educato ma fermo, pareva che le avesse studiate e “scannerizzate” in precedenza, proprio come farebbero certi professori di marketing vecchi del mestiere. Il suo tono fu gentile ma tagliente, in particolare fece un’analisi impietosa ma estremamente veritiera ad una delle bottiglie, facendo notare al produttore presente tutta una serie di errori e mancanze che – se corrette – avrebbero aiutato moltissimo la promozione e l’identità dell’etichetta presso i consumatori. Non mi era mai capitato di conoscere un wine manager della ristorazione che arriva a fare ricerche così approfondite di un vino sino ad analizzarne le potenzialità di penetrazione sul mercato….wow! Luchino – da questo momento in poi lo chiameremo con il suo nickname da palcoscenico – sin da giovanissimo aveva le idee chiare sul suo futuro: ha frequentato i migliori corsi di specializzazione di sommellerie e gestione della sala presso le più importanti istituzioni italiane. La curiosità lo ha sempre spinto a cercare d’entrare nel magico mondo del vino, dei distillati e più in generale dalle grandi realtà alberghiere al top dello stile nell’ospitalità.

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Ha collezionato corsi, conseguito diplomi, un’esperienza dopo l’altra come responsabile eventi e maître nelle più prestigiose località turistiche italiane, oltre ad approfondire sempre più i propri studi sugli orizzonti sensoriali del vino e la conoscenza delle cantine italiane e internazionali senza soluzione di continuità. Prestigiosi anche i premi ed i riconoscimenti che gli sono stati riconosciuti, ne cito, tra i diversi: Miglior Direttore di Sala d’Italia 2014 Guida Touring by GLION – Institute of Higher Education of Switerland – forse il più grande gruppo di Formazione nel settore del management dell’Ospitalità, il Premio 2015 Le Soste “Franco Colombani” ed è stato incoronato Chevalier de L’Ordre des Coteaux de Champagne quale ambassador in Italia per le bollicine francesi. Il suo percorso lavorativo lo ha portato a scegliere sempre dei veri maestri della ristorazione italiana come Luca Brasi (eccellente chef della “Lucanda” nel bergamasco, ma schivo di carattere: non ha mai amato stare sotto i riflettori) , Andrea Berton e Carlo Cracco – che invece sotto i riflettori stanno alla grande – nonché un passaggio al Devero Hotel dove successivamente nelle cucine ha officiato il buon Bartolini, segnano la sua crescita personale che gli ha per di affinare l’elegante arte dell’accoglienza e del servizio di sala così come confrontarsi con progetti e protagonisti internazionali dell’alta gastronomia. Sette anni fa inizia la collaborazione con il Gruppo Trussardi, prima al Trussardi Café, il bistrot informale ma di gran successo al pian terreno del palazzo omonimo dove ebbi l’occasione di conoscerlo durante la famigerata serata del Trentodoc, poi nella sala del Ristorante Trussardi Alla Scala, bistellato ai tempi sotto la gestione dello chef Andrea Berton, che lo porta ad una crescita costellata di grandi eventi e collaborazioni nel mondo della moda, dell’arte contemporanea e del design.  Sopravvive, professionalmente parlando, anche ad un altro grande talento italiano, lo chef Luigi Taglienti, un giovane e talentuoso cuoco che ora ha aperto altrove il suo ristorante, mentre oggi è il “braccio di Sala” dello chef Roberto Conti ed è diventato il Food&Beverage Manager al timone di una delle realtà ristorative più importanti ed esclusive di Milano.  Come la mettiamo invece con la sua carriera televisiva? Su Sky è partita la terza edizione di Hell’s Kitchen, condotta ancora da Cracco coadiuvata da due sous-chef ripescati dalle precedenti edizioni: Sybil Carbone, finalista della prima edizione e Mirko Ronzoni, vincitore della seconda. Anche in questo caso Luchino continua ad occuparsi della sala, nella figura del maître silente, talvolta mefistofelico, dallo sguardo che lascia trapelare la sua sottile vena ironica, sempre stiloso nei completi scuri e smoking a doppio petto dal taglio sartoriale – con un vezzo ammette di farsi fare abiti su misura dal suo sarto preferito – serve bollicine in doppia magnum come la stessa leggerezza con la quale maneggerebbe una bottiglietta di Coca Cola…

Lorenza Vitali

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