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Calabresi sorprendenti

Le voci della movida di Parma arrivavano attutite nella sala al primo piano dell’Enoteca Tabarro di Via Farini quando lunedì 28 verso la fine della giornata il sommelier Gaetano Palombella ha guidato una degustazione di vini calabresi organizzata dall’Associazione Calabresi di Parma e soprattutto dall’infaticabile Raffaele D’Angelo.

Sembrava che la movida si preoccupasse di non disturbare un rito, quello della degustazione, che nei migliori momenti è spesso rievocazione della bellezza e della storia che sempre c’è dietro alle eccellenze enogastronomiche del nostro paese.
E così è stato.
La parole iniziali di Gaetano hanno avuto il calore della sua terra – è di origini calabresi – con cenni sul territorio e il richiamo alla storia intrecciata a quella della Magna Grecia di quell’affascinante terra fra due mari che è la Calabria in una presentazione sempre equilibrata dove, come spesso accade, erano i vini a parlare di loro stessi e delle mani di chi ama così tanto un territorio da lottare una vita intera per creare un prodotto di eccellenza.

L’onore di aprire la serata è stato assegnato al Molarella de La Pizzuta del Principe, un bianco da uve Pecorello 100% ottenute da una vendemmia notturna, un vitigno simile allo chardonnay – caratterizzato da grappoli più piccoli – che ha subito ricordato la grande ricchezza di vitigni autoctoni esistenti in Italia a cui ora si aggiungono eccellenti tecniche di vinificazione com’è il caso di questo bianco color dell’oro dove i profumi degli agrumi si uniscono al salmastro e ai sentori di pera e mela matura. Il calore dei suoi 13 gradi e mezzo ne fanno un compagno adatto a piatti di pesce importanti.

Sempre della zona di Strongoli nella Val di Neto a sud della zona del Cirò, antico insediamento di Petelia nella Magna Grecia, il successivo rosato, Grayasusi dell’Azienda Agricola Ceraudo, che deve il suo nome all’omaggio che il proprietario ha voluto fare alla figlia Susy e alla storia di questo lembo di terra dove si sono succeduti greci e albanesi: “Grayasusi” significa donna Susi in Arbresh, lingua che fonde albanese e greco, appunto. E come ha sorpreso la sua storia così è stato a sua volta sorprendente come vino: è raro trovare un rosato così persistente ed equilibrato, morbido e dal bouquet molto ampio, merito delle uve Gaglioppo, presenti al 100%, ma anche di pratiche di vinificazione evolute – fa un passaggio in barrique di 6 mesi e il batonnage a cui è sottoposto ne determina la notevole corposità – frutto della sperimentazione del signor Ceraudo che in una zona tipicamente considerata da vini da taglio è stato il primo produttore ad introdurre vini biologici in Calabria. Immaginare lo Grayasusi, con i suoi 14 gradi alcolici, accompagnato da una pasta alle vongole con pane abbrustolito ed erbe ha significato sognare caldi notti sotto le stelle di Calabria.

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Il cuore della degustazione ha coinciso con l’assaggio di quattro rossi: il primo sempre della Val di Neto, i successivi della zona del Cirò. Ha aperto le danze lo Zingamaro, sempre de La Pizzuta del Principe, 100% di uve Greco Nero che hanno mantenuto una tannicità piacevole e corretta dall’importante presenza dell’alcol che non ne ha tuttavia mitigato la caratteristiche di “selvaticità” testimoniate dalle noti verdi percepibili in bocca che ben si accompagnavano ai sentori speziati e “di barrique”.

Maggiore l’affinamento in barrique del secondo, il Riserva Campoleone di Parrilla , 2 anni contro i 6 mesi del precedente, che ne ha smorzato la tannicità pur mantenendo  persistenti le caratteristiche  delle uve Gaglioppo in purezza – la frutta matura, le spezie, gli accenni del sottobosco –  che tuttavia nel Riserva Campoleone si dispiegano lenti al naso e al palato risultando di grande piacevolezza.

Decisamente elegante e raffinato il Tuccio di Salvatore Caparra, dal soprannome del fondatore dell’azienda, un prodotto che trasforma la forza dei profumi delle uve Gaglioppo in una notevole finezza lasciando al palato una sorprendente nota di mirto.

Il 160 anni delle Cantine Vincenzo Ippolito è stato l’ultimo rosso degustato. Ottenuto da uve Gaglioppo in purezza, condivide i tre precedenti rossi le possibilità di abbinamenti caratterizzati dall’accostamento di carni rosse, selvaggina, piatti piccanti e formaggi stagionati, oltre all’elevato grado alcolico – sono tutti sopra i 14° –  ma con una forza decisamente superiore. Raggiunge, infatti,  i 15°, grazie alla maturazione delle uve sui graticci fino a novembre e presenta quindi notevole morbidezza e struttura che lo rendono anche un intrigante vino da meditazione.

La chiusura della serata è stato affidato a due vini dolci di diverso, ma ugualmente affascinante carattere. Il Greco di Bianco di Capo Zeferio, da uve omonime vinificate in purezza, è prodotto ancora come “disciplinato” dal poeta greco Esiodo vissuto nel VII secolo a.C. e la leggenda narra che ai suoi effetti sia dovuta la vittoria in cruente battaglie mentre le sue virtù afrodisiache sono testimoniate da numerosi reperti archeologici. Certamente è un passito che non lascia indifferenti per il suo essere tipicamente morbido con sentori di frutta secca, ma con un retrogusto poco dolce e molto gradevole che ne fanno un ottimo vino per accompagnare pasticceria secca, ma anche formaggi piccanti.

Il gran finale è stato meritatamente dedicato al Moscato Passito di Saracena delle Cantine Viola, azienda giovane nata nel 1999. E’ prodotto da 3 sole cantine per un massimo di 4-5000 bottiglie l’anno in una piccola zona argillosa e calcarea, con un procedimento antichissimo che prevede la vinificazione di malvasia e guarnaccia il cui mosto viene concentrato con il calore e la cui fermentazione alcolica viene interrotta con l’aggiunta di Moscatello fatto “appassire in pianta”. Ne risulta un prodotto di un intenso giallo ambra con riflessi oro e profumi intensi di miele, fichi secchi, frutta esotica e matura.  E’ un vino che vale la pena assaggiare in un fine serata meditativo abbinato a dessert, pecorini e formaggi erborinati. La produzione limitatissima ne impedisce l’acquisto in cantina, ma sul sito delle Cantine Viola la pagina “Dove trovarlo” fornisce l’elenco dei locali che l’hanno in carta. Una bella idea che consente di vivere un’ esperienza sensoriale intrigante.

Leonarda Vanicelli

 

Indirizzi e riferimenti:

La Pizzuta del Principe

C.da Pizzuta

88816 Strongoli (KR)

http://www.lapizzutadelprincipe.it/

info@lapizzutadelprincipe.it

 

Azienda Agricola Ceraudo

Contrada Dattilo,

88816 Strongoli (KR)

http://www.dattilo.it/

info@dattilo.it

 

Di Parrilla Nicodemo

Via Cesare Battisti, 83

88811 Cirò Marina (Kr)

0962 31927

www.parrillavini.it

info@parrillavini.it

 

Salvatore Caparra

via Tirone, 155 88811

www.vinicaparra.it

info@salvatorecaparra.it

 

Cantine Vincenzo Ippolito

Via Tirone, 118

88811 Ciró Marina (KR)

ITALIA

ippolito1845@ippolito1845.it

Tel. (+39) 0962 31 106

 

Capo Zefirio s.r.l.

89032 Bianco (RC)

tel. (0+)039964911446

e mail: info@capozefirio.com

 

Cantine Viola di Luigi Viola & figli

via Roma,18

87010 Saracena (Cosenza)

Italia

tel./fax: 0981.349099 – 0981.349495

cell. 340.3674357 – 349.2384534 – 340.8340943

info@cantineviola.it

 

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