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Vegetarian Chance, perché no?

“Se a un bambino fai scegliere tra una carota ed una fetta di prosciutto è più probabile che scelga di mangiare la carota” Pietro Leemann, chef patron del ristorante Joia di Milano, ripete spesso questo esempio, per far capire un concetto molto semplice, che l’uomo è istintivamente portato verso i prodotti naturali che fanno bene alla propria salute.
Da considerazioni come questa nasce il progetto “Vegetarian Chance” ideato dal cuoco svizzero, milanese d’adozione, e dal giornalista Gabriele Eschenazi.

Gli obiettivi, riassunti da un logo che riporta stilizzati una carota, una forchetta ed un cucchiaio, sono culturali, ma anche pratici, perché non si vuole estremizzare la scelta di uno stile alimentare, ma divulgare semplici nozioni che possono migliorare la nostra vita.
Aggiunge convinto Leemann che il ruolo del cuoco dovrebbe essere di garante della salute dei clienti, ciò, per essere, però, autorevole, con un comportamento coerente nel proprio stile di vita

Vegetarian Chance, dunque, nasce come contenitore di iniziative per trasmettere messaggi che indirizzino ad una coscienza ambientale, uno stile di vita salutista, alla ricerca di sapori più naturali, il tutto, però, senza voler contrapporsi a chi, peraltro sempre di meno, consuma proteine animali.
D’altra parte la crescita del numero delle persone che scelgono di mangiare vegano, vegetariano in tutto o in parte, dimostra che la consapevolezza che una dieta vegetale faccia stare bene sia un dato acquisito.
Non c’è bisogno di usare argomenti apocalittici, di evidenziare come la produzione di carne costi al pianeta enormi risorse, è sufficiente, invece, parlare di salute, di benessere.

Anche Marco Bianchi, nella sua veste di divulgatore scientifico, porta il suo contributo alla presentazione delle prime iniziative di Vegetarian Chance, dimostrando come ci sia un’attenzione crescente ad una cucina vegetariana, anche vegana, al punto che in un intero ciclo di trasmissioni nazionali quasi tutte le ricette proposte e gradite dal pubblico non comprendevano né carne, né pesce.

Queste le premesse che hanno incoraggiato Leemann ed Eschenazi nell’organizzare due eventi nel mese di giugno. Il primo, aperto al pubblico, sabato 7 giugno, con una giornata di conferenze ed una cena di gala vegana ed “Alcool free” al Monte Verità, nel Canton Ticino, in Svizzera, un luogo, peraltro, significativo per il vegetarianesimo, dal momento che fin dagli inizi del ‘900, vide raccogliersi una comunità che immaginava uno stile di vita naturale, lontano dagli eccessi dell’industrializzazione e dalle ideologie massificanti.
A Milano, invece, nella cucina del Joia, il 22 giugno ci sarà una sfida vegana ai fornelli, un concorso già internazionale e con cuochi molto autorevoli in campo, con Antonia Klugmann del Venissa di Venezia, Carla Aradelli del Riva di Ponte dell’Olio (PC), Mario Gagliardi del Cascinale Nuovo di Isola d’Asti (AT), Matteo Rizzo del Desco di Verona, Alberto Quadrio di Asola Cucina Sartoriale di Milano, Femke van den Heuvel del Vlamindepan di Haarlem (NL), Anders Ramsay di Elwing & Co. di Stoccolma (Svezia) ai quali potrebbe aggiungersi ancora Daniela Cicioni, cuoca vegana di provata esperienza e rigore.

A supportare i primi passi di Vegetarian Chance le acque S.Pellegrino & Acqua Panna in abbinamento con il loro magazine Finedininglovers, sostegno convinto da parte dell’AD Clement Vachon che crede fermamente nei valori che certe scelte alimentari possono trasmettere, in particolare alle fasce di popolazione più giovani.
Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi hanno voluto concludere sottolineando quale occasione si stia perdendo #InOtticaExpo 2015, con una frase efficace, infatti, l’Esposizione pare farsi notare per “esser molto vegetale, ma poco vegetariana”.

Aldo Palaoro

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