Il valore del luogo
11 Dicembre 2018
Chi ha inventato la cucina moderna?
14 Dicembre 2018

Andrea Paternoster, l’ apicoltore nomade che ci fa riscoprire il miele

“La mia famiglia ha sempre avuto le api, è un po’ come una malattia genetica. Negli anni ’90 ho deciso di farne un lavoro: mi sono innamorato delle api, della loro complessità e della loro armonia. Le api sono allo stesso tempo individuo e comunità”.

Inizia a raccontarsi così  Andrea Paternoster, apicoltore per lavoro ma soprattutto perché lui con le api ha instaurato un rapporto speciale, quasi un vero matrimonio d’ amore, perché Andrea le api le accarezza, le rispetta e soprattutto gira l’ Italia insieme a loro alla ricerca dei luoghi naturali migliori e con condizioni favorevoli affinchè le api possano svolgere il proprio lavoro.

Ma il merito di Paternoster è anche quello di aver riportato il miele al centro dell’ alimentazione e questo lo comprendo da subito quando, mentre sto per zuccherare il caffè che sto prendendo in sua compagnia, mi esorta a dolcificarlo con il miele: “Siamo rimasti legati all’ idea che il miele vada utilizzato quando si ha la tosse; utilizziamo tantissimi dolcificanti industriali  e non abbiamo compreso il grande potenziale del miele, prodotto naturale, che può essere utilizzato in tanti modi, ed è di grande aiuto in cucina”.

Andrea, partiamo dall’ inizio: in cosa consiste il tuo lavoro?

“La sede della mia azienda è a Vigo di Ton, in provincia di Trento, ma io mi definisco un apicoltore nomade perché con le mie api viaggio in tutta Italia alla ricerca di luoghi floreali dove far insediare le api: mi sposto con i miei alveari su circa 60 postazioni diverse in Italia e ci muoviamo insieme da una fioritura all’ altra. E’ un rapporto fatto di comunione, un reciproco dare e avere”.

Quanti alveari possiedi?

“Ho circa mille alveari, che significa circa 50 mila api in estate; poi naturalmente molte muoiono e nei mesi più freddi riposano in letargo nei campi”.

In termini di produzione, quanto rendono le tue api?

“Le mie api producono circa 200 kili di miele all’ anno e trattandole bene ne producono quei 15-20 kili in più che sono quelli che io utilizzo per il mio lavoro: alla base di tutto c’ è il rispetto per l’ animale. In tutto produco 15-20 tipi di miele monofloreale originato da diverse fioriture, naturalmente 100% italiano: la produzione dipende molto dalle stagioni e purtroppo è sempre più complicato perché gli spazi naturali sono sempre meno e i cambiamenti climatici non aiutano”.

Ci racconti qualcosa di più sulle api?

“Le api operaie hanno una vita breve di circa 40 giorni, mentre l’ ape regina, nutrendosi di pappa reale che la fa sviluppare diversamente, arriva a vivere anche quattro anni. Le api sono pacifiche e vegetariane e non sono mai stato aggredito da loro. Ormai ho con loro un rapporto di confidenza, come fossero un animale domestico. L’ ape è un animale sacro: non mette mai i piedi in terra e si nutre del nettare dei fiori”.

Ci racconti il tuo rapporto con le api e perché hai deciso di dedicarti a loro?

“Io ho studiato agraria perché la mia famiglia aveva già un’ azienda agricola ma non amo la sedentarietà. Quando ho iniziato a allevare api ho capito che insieme a loro potevo viaggiare e spostarmi in giro per l’ Italia cercando i luoghi migliori estesi su 1400 km di territorio nazionale in cui si trovano 8 mila specie di vegetali, una ricchezza infinita di cui non siamo del tutto consapevoli. Con questa varietà botanica e culturale un apicoltore può fare tanto: per questo motivo reputo il mio lavoro un tributo alla bellezza del nostro territorio”

Mi dicevi che abbiamo perso l’ abitudine di utilizzare il miele, tu come hai trovato il tuo mercato?

“Sì, il miele è stato dimenticato a favore dei dolcificanti industriali, il miele invece è più complesso. Credo che bisognerebbe utilizzare il miele come “prodotto confidente” perché ogni tipologia di miele è adatta ad una preparazione. La mia azienda ha fondato il lavoro sull’ utilizzo del miele in cucina proponendo prospettive nuove su tradizioni antiche: basti pensare alla classica colazione araba con pane, miele e olio. Io non ho inventato nulla in fondo, ma guardo al passato e alle scelte alimentari naturali e salutari e le ripropongo: racconto cose già vissute”.

Per essere più specifici, come consigli l’ utilizzo del miele in cucina?

“Tra i miei clienti ci sono sia cuochi che pasticcieri perché oltre che nei dolci il miele può essere utilizzato in vinagrette, marinature, laccature, condimenti, salse, il miele si declina regalando dolci note aromatiche e intensità floreali e balsamiche; è anche un rinfresco aromatico per il lievito madre, ha interessanti proprietà emulsionanti, è componente dolce non raffinata e naturale”.

Oltre al miele in barattolo, in questi giorni stai presentando anche la tua ultima “creatura”, l’ Idromiele. Ce la racconti?

“L’ idromiele è una bevanda alcolica antica, è una fermentata naturale di acqua e miele. La sua caratteristica è che è rifermentato in bottiglia come il mosto del vino detto Metodo  classico; io ho iniziato la fermentazione  nel 2017 e l’ ho lasciato 8/9 mesi sui lieviti. Per ora si tratta di una piccola produzione di un migliaio di bottiglie ma sono molto soddisfatto”

 

 

Manuela Di Luccio

 

 

Mieli Thun

via Castel Thun, 8

Vigo di Ton (Trento)

T. +39.0461.657929

www.mielithun.it

 

Print Friendly, PDF & Email