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Alimentarsi con consapevolezza

La carne è cangerocena, l’olio di palma è dannoso per la salute, andando più indietro il vino rosso fa bene al cuore perché contiene resveratrolo. Tutte notizie che si riassumono in titoli fuorvianti sui media italiani, dove poi in piccolo si specificano i dettagli.
Ma con la salute e il benessere delle persone non si può scherzare, così come con le ricadute che certe notizie hanno sui consumi e, di conseguenza, su interi settori economici.
Oggi il tema è la carne rossa, messa all’indice da un rapporto della massima istituzione sanitaria a livello mondiale che ne afferma la pericolosità, collocando nel Gruppo 1 delle sostanze cangerocene la carne trasformata – “ne esiste un’evidenza sufficiente che causino il cancro nell’uomo” – e nel Gruppo 2A quella rossa – “esiste la stessa evidenza, ma meno stringente, nel rapporto tra consumo e malattia”.
Si è arrivati a questa conclusione dopo aver analizzato 800 studi scientifici, ma era un tema già presente in più di una scelta e raccomandazione da anni. Perché proprio ora e con questa enfasi, si chiedono i dietrologi?
Non vogliamo entrare in questa mania tutta italiana di fare appunto dietrologia, neppure ignorare il fatto, come stanno facendo in Francia (dove le organizzazioni di allevatori sono potentissime) bensì cercare di fornire un quadro il più chiaro possibile del fenomeno in Italia.
Per farlo riportiamo un passaggio della stessa AIRC italiana che afferma “tali studi vengono eseguiti ad altissimi dosaggi o con durate d’esposizione molto lunghe, difficilmente replicabili nella vita reale” e che “prima di preoccuparsi, è importante sapere non solo in che lista si trova una certa sostanza ma quali sono i dosaggi e le durate d’esposizione oltre le quali il rischio diventa reale e non solo teorico”.
Partendo da questa riflessione scopriamo che le quantità indicate e oggetto di studio del Rapporto dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca  sul Cancro si riferiscono a 100 grammi al giorno per la carne rossa e 50 per quella trasformata, mentre gli italiani mangiano in media solo due volte la settimana i 100 grammi di carne rossa e 25 grammi, ogni giorno, di quella trasformata.
Ma la differenza vera sta nella qualità di queste carni, in entrambe le categorie. In Italia, è risaputo, l’eccellenza risiede proprio nella cultura dell’allevamento che mette il Paese ai primi posti per competenza e tradizione.
Sono metodi antichi, adeguati solo per innovazione tecnologica, che prevedono un uso di sali e grassi ben lontano dalla media degli altri paesi europei ed extraeuropei. Lo stesso dicasi per i prodotti trasformati che, quando non sono sottoposti a rigorosi disciplinari, si basano sulla sapienza artigiana che al primo posto mette la propria salute e quella dei familiari e delle persone che lavorano nelle piccole e medie aziende.
Con questo non vogliamo dire che il consumo di carne fa bene, fa malissimo se in modo smodato, così come il resveratrolo nel vino apporta benefici effetti se consumato in quantità enormi o l’olio di palma fa davvero male se si mangiano ogni giorno chili di biscotti (ma in un caso e nell’altro gli effetti dannosi sono evidenti).
Comunichiamo dunque gli studi scientifici, ma per acquisire consapevolezza nelle scelte alimentari e non per fare inutili allarmismi.

Luigi Franchi

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