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Alta Maremma, gioiello enologico

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In alta Maremma, un’ampia striscia di terreno tra le più vocate per i grandi vini, incuneata fra Montalcino e Scansano, si produce la nuova scommessa dell’enologia italiana, il Montecucco DOC, un vino pregiato ottenuto in prevalenza con uve Sangiovese, che ha ottenuto la DOCG nel 2011 e che ha rivelato la dote di dare il meglio invecchiando a lungo, al pari dei suoi blasonati vicini di casa.
È un territorio magico che si raggiunge a poco meno di un’ora di auto da Siena e da Grosseto, scelto anche dallo scrittore Andrea Camilleri fra mille altri luoghi splendidi della penisola per bellezza e integrità, dove da oltre quarant’anni, trascorre le vacanze.
Molti ‘famosi’ hanno scelto questi luoghi, oltre allo scrittore siciliano padre dell’investigatore Montalbano, che appena possibile si ricava momenti di pace e serenità, per scrivere e rilassarsi, tra i dolci colli di questi territori alle pendici del Monte Amiata, luoghi ancora incontaminati, grazie a un lungo isolamento in cui è rimasta la regione per oltre 700 anni.
Il Sangiovese dell’Amiata, è il gioiello enologico della Maremma toscana, e nasce tra i 150 e i 400 metri sul livello del mare, nei sette comuni del disciplinare: Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna, e Seggiano, baciato da un clima fresco e ventilato che arriva dal vicino Mare Tirreno e dall’interno. Una nuova meta enoturistica, di grande suggestione, tra collina, montagna e mare, con decine di piccole aziende agrituristiche che producono vino, olio, olive, formaggi e salumi, di eccezionale qualità, dove nel 30% dei casi è possibile dormire ed è funzionante un punto vendita aziendale, sale degustazioni per eventi e tasting guidati, e dove godere di una cucina antica e prelibata.
Gran parte del merito della rinascita di questo vino antico, di cui si conserva in località Poggi del Sasso, una Vigna Museo, a piede franco di oltre duecento anni di età, non intaccata dalla filossera, e altri vitigni autoctoni antichi, come il Canaiolo, il Brunello, il Ciliegiolo, il Mammolo, è da attribuirsi al Consorzio di Tutela fondato da 21 appassionati produttori, nel 2000, due anni dopo il riconoscimento della Denominazione. Un organismo efficiente, sempre attento alla ricerca della qualità nella selezione e nella produzione, che ha messo in campo un’intensa attività di promozione del marchio, conquistando via via l’attenzione delle aziende locali più importanti, a cui si sono aggiunte importanti case vitivinicole nazionali, un’attività che nell’ultimo decennio, ha consentito la conquista della DOCG con il Montecucco Sangiovese,  e che ora con il nuovo disciplinare del Montecucco DOC, prevede le tipologie: Rosso, Rosso Riserva, Bianco, Rosato, Vermentino, Vin Santo, e Vin Santo Occhio di Pernice.
Oggi aderiscono al Consorzio 55 aziende su circa 70, oltre 500 ettari di vigneto su una superficie vitata complessiva di 750/800 ettari, e oltre 1,2 milioni di bottiglie su una produzione complessiva di 1,8 milioni l’anno. Una DOC giovane e vivace che ha obiettivi ambiziosi, ma i piedi saldamente attaccati al terreno, che non perde occasione per essere presente nei contesti fieristici più interessanti, e che continua inarrestabile la sua affermazione, assicura il presidente del Consorzio di Tutela Montecucco, Claudio Carmelo Tipa: “Questo vuol dire anche maggior coesione e coraggio, e un esortazione a continuare a lavorare con passione e serietà, per rendere il Sangiovese dell’Amiata una realtà importante anche a livello internazionale”.

Luca Bonacini

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