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Approvata dal Parlamento Europeo la relazione Dess sulla PAC

albert-dess-pac“Prima di arrivare qui, poche ore fa ho partecipato al voto in seduta plenaria al Parlamento Europeo per dare il via libera alla PAC del 2013. Il voto sulla relazione Dess (dal nome del parlamentare europeo Albert Dess del Ppe) è arrivato, unanime, dopo una discussione e mediazione su 1.260 emendamenti attorno ad un provvedimento che pesa per il 40% dell’intero bilancio comunitario che ora dovrà essere approvato dalla Commissione Europea”. Con queste parole è iniziato l’intervento dell’on. Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, all’assemblea di ASS.I.CA. a Parma giovedì 23 giugno. Arrivato direttamente da Bruxelles con la notizia del voto, De Castro ha proseguito il suo intervento sui grandi temi comunitari invitando tutti ad un impegno per capire come funziona a Bruxelles.
“Semplificazione e sbrurocratizzazione sono le parole con cui si può definire la nuova PAC. Tra le norme che avranno un impatto più forte c’è sicuramente la redistribuzione dei premi che saranno distribuiti in maniera più equa tra gli stati membri e gli agricoltori, sostenendo quelli attivi” ha ribadito l’on. De Castro.
Un esempio? Verranno tolti tutti gli aiuti alle imprese il cui importo non superi il costo della pratica per ottenerlo. Questo significa per l’Italia un risparmio di 150 milioni che lo Stato può gestire nell’ambito della flessibilità concessa ai paesi membri nell’integrazione dei premi.
Altrettanto importante l’introduzione di misure specifiche per resistere alle crisi che inevitabilmente si produrranno nel futuro dell’agricoltura europea. Il presidente della Commissione ha disegnato uno scenario in cui la domanda alimentare mondiale sta crescendo il doppio dell’offerta, dove alcuni prodotti non si trovano più sul mercato, facendo l’esempio del latte in polvere, di cui l’Oceania è grande produttore con le scorte a zero perché l’intera produzione è stata acquistata dalla Cina per il proprio fabbisogno.
Anche per questo è ancor più necessario rafforzare la conoscenza delle regole comunitarie, smettendo di pensare a legislazioni nazionali che già sappiamo non fanno un passo avanti se in contrasto con quelle europee, come nel caso dell’etichettatura. Le norme sull’etichettatura, come quella recente per tutta la carne fresca, devono parlare un linguaggio comune, atto a raggiungere un obiettivo più ampio, ossia rinnovare l’etichettatura alimentare europea nel segno della chiarezza.
“Le leggi nazionali non fanno bene alle imprese” afferma Paolo De Castro, confermando che, per il 75% del lavoro legislativo, il nostro paese delibera su norme comunitarie.

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