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Approvato il Regolamento europeo sul vino biologico

cristina-micheloni-regolamento-europeo-vino-biologicoVentuno lunghi anni, oltre due decenni di attesa. Correva l’anno 1991 quando l’allora Comunità Economica Europea approvava il regolamento n. 2092 per disciplinare la produzione agricola con sistemi biologici: un importante provvedimento normativo che, risultati alla mano, ha consentito al comparto di svilupparsi ed affermarsi, divenendo giorno dopo giorno sempre più appetibile per i consumatori, maggiormente attenti alla qualità di ciò che mangiano rispetto al passato. La contestuale speranza nutrita da parte dei produttori di vino biologico di poter contare su un regolamento ad hoc divenne ben presto una chimera, nonostante infatti le notevoli pressioni esercitate su diversi fronti e in differenti fasi storiche le legittime aspettative sembravano destinate a cadere nel nulla.
Sulla scorta del VI Programma Quadro Europeo per la Ricerca e lo Sviluppo del 2005, nel febbraio dell’anno successivo, e sino al marzo del 2009, si sviluppò il progetto Orwine dedicato alla diffusione di tecniche ecologicamente sostenibili e orientate alle richieste del consumatore per il miglioramento della qualità del vino biologico e per una normativa di riferimento basata su dati scientifici. In base ai risultati esitati dalle ricerche, tra il 2009 e il 2010 sono divenuti più serrati i confronti e le trattative tra gli stati membri che hanno portato alla stesura di una bozza di regolamento che, però, nel giugno del 2010 ha registrato un nuovo stop in quanto la Commissione europea ha ritirato la proposta di regolamento sulla vinificazione biologica. Lo scorso anno, per cercare di colmare almeno in parte la lacuna, l’Unione Europea ha approvato il regolamento di esecuzione n. 344 della Commissione che consentiva, fino al 31 luglio 2012, ai vini già in cantina e bottiglia nonché a quelli della vendemmia 2012 di recare in etichetta la dicitura “vino da uve biologiche”, pur senza possibilità alcuna di utilizzo del logo comunitario. Una sorta di “palliativo” che non risolveva certamente la questione. Ecco, però, che qualche giorno fa è giunta la notizia tanto attesa: lo Standing Committee on Organic Farming (SCOF), il Comitato permanente per l’agricoltura biologica, ha approvato il regolamento europeo sul vino biologico. Una notizia accolta, naturalmente, con grande soddisfazione da tutti i produttori che, sin dalla prossima vendemmia, potranno finalmente utilizzare in etichetta l’agognata dicitura “vino biologico”, in grado di garantire i consumatori sull’intera filiera che dal vigneto arriva sino alla bottiglia, e il relativo logo europeo. Giunge, così, a compimento un iter che, tra repentine accelerazioni e brusche frenate, ha vissuto un percorso davvero sofferto, costretto a districarsi tra le esigenze dei paesi del Nord Europa e quelle degli Stati che si affacciano sul mare Mediterraneo. “Come tutti i compromessi politici il risultato non farà felice nessuno, ma tutti saremo un po’ meno scontenti – ha commentato Cristina Micheloni, vicepresidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica e già coordinatrice del progetto Orwine – oggi è importante poter parlare chiaramente di vino biologico, avendo definito le norme per il vigneto e per la cantina, da domani si potrà iniziare a lavorare per il miglioramento del regolamento stesso, portando i dati concreti che nel frattempo abbiamo raccolto nelle tante aziende italiane che con AIAB collaborano nella sperimentazione in cantina”. Secondo i dati diffusi dalla Confederazione Italiana Agricoltori, l’Italia è il primo paese produttore con 52.273 ettari investiti a vigneto biologico, superficie distribuita su tutta la penisola ma con le regioni del sud che predominano in termini quantitativi: la Sicilia è in testa con 17.110 ettari, seguita da Puglia con 8.365 ettari e Toscana con 6.000 ettari. Il nodo fondamentale attorno al quale si è maggiormente dibattuto in sede comunitaria nel corso degli anni è stato quello sull’uso dei solfiti: lo Scof, contemperando le opposte esigenze, ha determinato la riduzione dei solfiti di 50mg/l per i vini secchi (con meno di 2g/l di zucchero residuo) e di 30mg/l per i vini più dolci (con più di 2g/l di zucchero residuo) rispetto ai limiti delle categorie del vino convenzionale. Tutti gli Stati membri potranno, comunque richiedere, una deroga nel caso in cui in una specifica area si verifichino eventi climatici particolarmente avversi.

Antonio Longo

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