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Assobirra: «La metà del boccale se lo beve il fisco»

Nell’immagine della campagna di informazione c’è un boccale pieno solo a metà, “triste e amareggiato”. Lo slogan recita: «Vedi il boccale mezzo vuoto? Certo, quasi metà della tua birra se l’è bevuta il fisco». Da qualche tempo va avanti una denuncia mediatica di Assobirra, attraverso la campagna (www.salvalatuabirra.it), raccogliendo anche  le firme dei sostenitori (che in poco tempo sono circa 112 mila) che chiedono di allentare la pressione fiscale sul settore (#stopaumentoagennaio).
Al di là dell’intensa attività sul web e sui social ci sono molte iniziative sul territorio di coinvolgimento, come serate in cui si raccolgono firme (in eventi pubblici da Vinitaly a Cibus) o dove arriva il sostegno da parte di grandi chef (Sadler, Uliassi, Bowerman) e di personaggi come Renzo Arbore.
Ora sul problema delle accise a Roma se ne è parlato in un convegno istituzionale a Palazzo San Macuto, promosso da Assobirra e che ha coinvolto tutta la filiera produttiva (rappresentata da Confagricoltura, Confimprese e Fipe) denunciando, dati alla mano, l’impatto oneroso sul settore della pressione fiscale imposto dal governo Letta.
Le vendite di birre tra luglio e settembre – i mesi di maggior consumo per questa bevanda – sono calati di ben il 26%. Lo studio REF Ricerche per AssoBirra calcola che l’aumento della pressione fiscale provochi un calo delle vendite mediamente del 5% all’anno. La birra, che rappresenta un’eccellenza italiana e vale 3,2 miliardi di euro, garantisce 136mila posti di lavoro e conta più di 200mila imprese, tra produttori, fornitori di materie prime e servizi ad aziende della distribuzione e dell’ospitalità.
Frausin ha quindi invitato il premier Renzi a bloccare il prossimo aumento delle accise del 1° gennaio 2015, che rischia di dare un ulteriore colpo gravissimo al settore, portando complessivamente al +30% gli aumenti in 15 mesi. «In pratica – ha rimarcato Frausin –  un sorso su due della nostra birra la beve il fisco».
La birra è la bionda più amata dagli Italiani ma da dieci anni non aumentano i consumi e gli aumenti delle accise aggravano la situazione. Servirebbero interventi di rilancio del mercato, stimolo dei consumi, valorizzazione di uno dei simboli della qualità made in Italy, invece il settore subisce contraccolpi gravissimi che mettono in crisi tutta la filiera, ma anche la tenuta delle aziende e quindi l’occupazione.
Invece si potrebbero creare nuovi posti di lavoro. In base ai dati di REF Ricerche per Assobirra, con accise 3 o 4 volte inferiori si potrebbero generare 5.000 nuovi posti di lavoro, ai quali si andrebbero a sommare quelli che si stima verranno persi a causa dell’aumento di questi mesi (circa 2.400). Insomma, oltre 7.000 posti di lavoro in un solo anno: « Parliamo della possibilità – osserva il presidente Frausin –  di generare 20 nuovi posti di lavoro al giorno nel 2015».
Di più c’è l’effetto domino: un posto di lavoro in questo settore ne genera 24,5 nell’ospitalità (bar, ristoranti, alberghi), uno nell’agricoltura, 1,3 nella supply chain (imballaggio, logistica, marketing e altri servizi) e 1,2 nella distribuzione (GDO e dettaglio).

 

Monica Menna

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