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Basta con questi buoni pasto

opinione-basta-buoni-pastoIl tema non è nuovo, ma le storture del fenomeno hanno assunto una dimensione tale che nasconderne la gravità non è più ammissibile. Non solo: affrontarlo come si continua a fare è, tra l’altro, perfettamente inutile. Ci stiamo riferendo ai buoni pasto e a tutto ciò che si nasconde dietro questo improbabile quanto losco mercato. Non sono noccioline perché si stima un giro d’affari di due, forse tre, miliardi di euro all’anno, quindi meriterebbe di essere affrontato una volta per tutte. Ma si preferisce lasciare tutto com’è con la speranza che i consumatori coinvolti e i tanti ristoratori interessati, stiano zitti e sopportino. E se protestano che lo facciano almeno con moderazione. Le lamentele nelle sedi istituzionali effettivamente ci sono state, ma ahinoi non hanno portato ad alcun esito. Perché? A chi fa comodo questa situazione ormai sfuggita da ogni controllo?
Tutti nella filiera hanno buoni motivi per lamentarsi. Gli ultimi nella serie sono state le società emettitrici sostenendo che le gare d’appalto non dovrebbero più essere aggiudicate col criterio del “massimo ribasso”, ma con “l’offerta economicamente più vantaggiosa”. L’Anseb, l’associazione nazionale delle società emettitrici di buoni pasto, si è appellata all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici proponendo di cambiare le modalità di aggiudicazione. A nostro modesto avviso questo sarebbe un rimedio molto di parte che avvantaggerebbe le società di emissione dimenticando chi sta a valle della filiera. A cominciare da bar e ristoranti e tutti coloro che offrono un servizio di ristorazione.
Affrontare il problema senza volerlo correggere nella sua completezza, porterebbe solo una ventata di aria fresca peraltro a vantaggio di chi, fino ad oggi, ha sempre rappresentato la parte più forte del sistema. Il male invece sta a valle del mercato dei buoni pasto e pesa soprattutto di bar, trattorie e piccoli ristoranti sparsi un po’ dappertutto dal nord al sud costretti a incassare i restaurant a condizioni proibitive e dettate dalle perverse logiche di un mercato sfuggito di mano. Nelle grandi città il fenomeno è più evidente che nei piccoli centri, è più esasperato al nord e al centro rispetto al sud, ma soprattutto v’è da dire che in momenti di forte crisi di liquidità come questi, i buoni pasto sono diventati la pericolosa alternativa al circolante. Non è dato sapere perché le carte magnetiche non hanno ancora sostituito i “buoni” cartacei: qualcuno dovrebbe spiegarlo. Come si dovrebbe spiegare perché non si fa nulla per interrompere il mercato oscuro dei buoi pasto uscito dal controllo anche delle stesse società di emissione.
Ormai i buoni pasto così come sono stati pensati non servono più, occorre trovare un modello nuovo che superi le storture generate dal sistema stesso.

Roberto Martinelli

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