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Il batterio killer non è nei cetrioli

cetriolo-killer

cetriolo-killerSi pensava che il batterio killer provenisse dai cetrioli, ma la notizia è stata smentita dal ministro della Sanità della città – stato di Amburgo, secondo il quale “la fonte dell’infezione continua a rimanere non identificata”.  Le analisi su tre dei cetrioli provenienti dalla Spagna hanno rilevato la presenza di batteri E. Coli enteroemorragico, ma di un ceppo diverso da quello responsabile dei cas di infezioni registrati.
Oggi il batterio ha già contagiato oltre 1.200 persone e provocato 15 morti in Germania e uno in Svezia. La notizia è stata confermata dal ministro della Sanità della città – stato di Amburgo, Cornelia Pruefer Storcks secondo la quale “la fonte dell’infezione continua a rimanere non identificata”.
Per ora la ricerca delle cause che hanno scatenato il grave contagio brancola nel buio, ma se in giornata si dovrebbe conoscere l’origine dell’epidemia.
In Italia, secondo l’Adiconsum, per il momento nel nostro Paese non è stato registrato nessun caso di tossinfezione alimentare riferibile al batterio E. Coli Vtec O104. L’Istituto Superiore di Sanità ha bloccato in via cautelativa la commercializzazione del prodotto in questione e ritirare dagli scaffali quello presente, ma se dovesse risultare che il batterio non proviene dal cetriolo, queste misure potrebbero rivelarsi inutili. E mentre in Spagna aumentano le reazioni contro l’Ue e la Germania che, senza prove, avrebbero messo sotto accusa i cetrioli di Almeria, in Italia la Aiconsum e Confederazione Italiana Agricoltori consigliano ai consumatori di orientare i propri acquisti di ortaggi e insalate verso prodotti italiani, accertandone l’origine indicata su etichetta o sulla cassetta e di seguire le norme igieniche generali relativamente al trattamento delle verdure. A tale proposito Assolatte, l’associazione delle industrie italiane che operano nel comparto lattiero caseario, invita i consumatori e gli addetti alla ristorazione di mettersi al riparo dalle tossinfezioni alimentari col rispetto delle norme di igiene:

1. Lavare la verdura fresca, come insalata o pomodori, con acqua e bicarbonato.
2. Sbucciare la verdura prima di mangiarla, soprattutto se si tratta di cetrioli.
3. Preferire gli alimenti cotti, come gli ortaggi lessati o come il latte pastorizzato (ossia quello venduto confezionato): il trattamento termico, infatti, è l’unico modo per distruggere l’escherichia coli.
4. Lavarsi bene le mani prima della preparazione dei cibi, prima di mettersi a tavola e dopo aver cucinato.
5. Pulire con detersivi le superfici di lavoro prima di manipolare gli alimenti, soprattutto se in casa vivono anche degli animali.
6. Evitare ogni contaminazione tra i cibi, tenendoli separati e usando utensili diversi per tagliarli o cucinarli.
7. Lasciare gli alimenti deperibili (sia crudi che cotti) a temperatura ambiente per il minor tempo possibile.
8. Tenere in buono stato il frigorifero, controllando la temperatura, pulendolo e sbrinandolo regolarmente. Infatti la bassa temperatura mantiene freschi gli alimenti senza modificarne le caratteristiche e rallenta la crescita dei microrganismi.

Secondo le fonti di Coldiretti, l’unico vero pericolo che corre l’Italia è il danno economico al Made in Italy provocato ingiustamente dal panico indiscriminato in Germania con il blocco delle spedizioni nazionali che sta provocando perdite di 3 milioni di euro al giorno. Il crollo dei consumi di frutta e verdura in Germania e in altri Paesi europei cade in una stagione importante per la produzione nazionale di frutta e verdura che rappresenta la voce più importante delle esportazioni agroalimentari con un valore per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino.
L’Italia nel 2010 ha importato cetrioli e cetriolini dalla Spagna per un quantitativo che ha superato gli 8 milioni di chili e in questo momento il nostro paese è ricco di frutta proveniente dalla penisola iberica. Occorre – conclude la Coldiretti – fare immediata chiarezza sull’evoluzione dell’ epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l’economia.

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