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Bresaola Valtellina Igp, la scelta di 38 milioni di italiani

La Bresaola della Valtellina Igp cresce nel gradimento degli italiani. Ma chi l’ha detto che la bresaola è un prodotto del nord e si consuma solo in alta Italia? Secondo una ricerca Doxa per il Consorzio di Tutela Bresaola Valtellina Igp, 7 italiani su 10 scelgono la bresaola certificata Igp, soprattutto  Millennials  e Generazione X del centro Italia.

Lo studio di Doxa sembra smentire questa credenza e invertire il trend mettendo in rilievo come il prodotto sia gradito e utilizzato in tutto il Paese.

Merito forse della maggiore consapevolezza a tavola degli italiani, merito della qualità del prodotto sicuramente. I mutamenti nelle abitudini alimentari dei consumatori hanno influito positivamente. Tra le ragioni della popolarità della bresaola c’è la facilità di consumo: quando c’è poco tempo e spazio per cucinare, la bresaola risolve rapidamente il problema di un pranzo equilibrato; è un salume versatile perché si presta ad accompagnare diversi momenti della giornata e diverse tipologie di pasto; non conosce stagionalità ed è in armonia coi tempi, è infatti percepito come prodotto sano, leggero e nutriente.

Il suo gusto delicato la pone in auge e la sua line extention, ossia la capacità di penetrare altri mercati, ne fa il salume ideale da consumare sia come secondo piatto, sia come antipasto, snack o nella ricettazione di un piatto unico. Buona, digeribile e adatta anche agli stomaci delicati, inoltre, è apprezzata per le sue proprietà organolettiche e nutrizionali aumentando il valore sociale dei salumi. La bresaola è di moda in una società attenta alla reputazione.

Fattore non trascurabile, infine, è un prodotto Made in Italy garantito ed equivale a un brand che si è affermato in tutto il mondo; il suo legame col territorio, la Valtellina, crea un’identità che genera consenso.

Franco Moro, Presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina, si dimostra soddisfatto dei risultati ottenuti negli ultimi anni, frutto di una campagna di comunicazione che ha saputo valorizzare la produzione valtellinese facendone comprendere i pregi: “La trasparenza sulle origini e la qualità delle carni utilizzate hanno dato ottimi risultati e gli italiani hanno percepito il valore del prodotto: il consumatore moderno, attento e informato, ha saputo apprezzare doti come leggerezza e salubrità che unite a un prezzo equo hanno dato risultati eccellenti”.

Una crescita lenta, per la Bresaola Valtellina Igp, ma considerata fisiologica dagli operatori: “Questa crescita graduale ma costante – testimonia Emilio Mottolini, titolare del Salumificio Mottolini – ci dà il tempo di consolidare la nostra posizione nel comparto. La nostra aspirazione è conquistare i mercati esteri che hanno mostrato un’apertura incoraggiante malgrado siamo attualmente frenati dagli oneri daziali e dalla concorrenza di paesi extraeuropei sulle condizioni d’acquisto della materia prima. Siamo determinati a difendere il nostro comparto, che in Valtellina occupa oltre 1500 famiglie”. 

Preoccupano, infatti, le incertezze dettate dal sistema attuale di importazione dai Paesi extra UE delle carni bovine destinate alla trasformazione. Non bisogna dimenticare che la materia prima, bovini selezionati e allevati in condizioni ideali per la lavorazione, è in buona parte d’importazione e l’applicazione di dazi aggiuntivi si rivelano insostenibili per i produttori generando rincari e disincentivi. Questo in un momento in cui la Bresaola Valtellina Igp sta conquistando numerosi mercati esteri, ha varcato la soglia del 10% di export quando i settori maturi del nostro made in Italy alimentare sfiorano o superano senza difficoltà il 50%, rivelando che ci sarebbero margini interessanti. I dazi troppo alti e il rincaro delle materie prime dovuto alla cresciuta richiesta di materia prima dalla Cina, stanno mettendo in difficoltà la filiera: per questo il Consorzio di Tutela ha avviato un dialogo con la Commissione Europea affinché intervenga rivedendo il sistema.

Marina Caccialanza

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