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Cala il consumo di vino in Italia

giuseppe-vaccarini

giuseppe-vaccariniSempre meno vino in casa, sempre più vino oltre frontiera. Per dire … ma non è che oltre confine il prezzo del vino sia aumentato troppo, e quindi, come nel caso del turismo odontoiatrico o del latte per poppanti si viaggia a procurarselo altrove.
No, invece il consumo di vino in Italia sta calando, lentamente, ma inesorabilmente, mentre d’altra parte le esportazioni volano.
Due facce di un paese del vino che preoccupano, anche perché c’è chi pensa che proprio un solido e florido mercato interno possa essere il solo vero baluardo in un mercato estero che sarà – come è sempre stato – capriccioso e oscillante. Basti pensare che, dopo la cavalcata apparentemente inarrestabile dei vini del Nuovo Mondo, nel 2010 il gradimento si è spostato verso i prodotti più tradizionali provenienti da Spagna, Italia e Francia. Buon per noi, ma domani?
E intanto gli italiani in casa loro bevono sempre meno, anche se certo bevono sempre meglio visto che i vini venduti sopra i 6 euro (nella grande distribuzione) sono quelli che nel 2010 hanno mostrato la migliore tendenza di crescita. La crisi economica ha inciso sui consumi interni, cosa che invece non è successa in paesi dove l’economia è più florida, basti pensare – solo nell’eurozona – alla Germania, che rimane il mercato di riferimento per le esportazioni di vino italiano, anche e soprattutto nel 2010. A questo si aggiungono le varie campagne anti alcol a tutela della guida sicura, un fatto che però cozza ed è in netta contraddizione con l’aumento del consumo di superalcolici e di birra, bevande facili che godono di canali distributivi di pronto smercio, come discoteche e locali notturni; e cozza anche con il fatto che nei paesi del Nord Europa le norme anti alcol sono ancora più stringenti che da noi, eppure lì il consumo di vino non accenna a diminuire, anzi.
Certo, dalle nostre parti la crisi economica ha inciso anche sulle spese che le famiglie dedicano ai pasti fuori casa, preferendo al più costoso ristorante la pizzeria dove spesso la pizza si gusta con la birra e non con il vino. Anche se questo mi fa pensare che se ci fosse una migliore cultura e conoscenza del vino, se ristoratori e pizzaioli fossero un po’ meno ripiegati sull’ingresso facile e immediato coltivando una visione un po’ più imprenditoriale e di lungo respiro, magari anche la pizza con il vino giusto farebbe il suo ingresso trionfale tra il gradimento dei più. Intanto tra le mura domestiche i pasti diventano fast, porzionati, precotti, omologati, sempre meno adatti ad accompagnarsi ad una bevanda dai tempi lunghi come il vino.
E Mc Donald’s è il Vangelo culinario con cui crescono generazioni di teenager. Non sia mai poi proporre il vino col Kebab. Avanti di questo passo posso solo immaginarmi un’Italia astemia. Non sia mai…E allora che fare?
Innanzitutto comunicare, di più e meglio, che il vino gode di un rapporto qualità/prezzo superiore ad ogni altra bevanda, che il vino è il molteplice riflesso di un paese del territorio sempre diverso, che quasi quasi non c’è una bottiglia uguale ad un’altra (come ristoratori proponiamo allora sempre produttori diversi, senza fossilizzarci sui soliti pochi), che ci sono vini adattissimi ad accompagnare la pizza, il sushi e pure il kebab. Soprattutto che il vino con i sapori del Mediterraneo è la nostra cultura a cui sarebbe necessario educare i nostri figli fin dalla scuola dell’obbligo; se poi a qualcuno verrà mai in mente di creare catene di fast food del buon gusto a prezzi popolari avremo smesso finalmente di alimentare la serpe al seno oltre a tutto il resto…

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