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Caviro: la sostenibilità diventa economia circolare

I numeri non lasciano dubbi: con 100 milioni di euro investiti a favore della sostenibilità negli ultimi sei anni, Caviro, la principale cooperativa agricola italiana, con 12mila viticoltori, 535 dipendenti in quattro diversi stabilimenti produttivi e 314 milioni di euro di fatturato 2014, ha dimostrato di essere all’avanguardia anche sul fronte del ‘green’. Tanto da essere passata da ‘semplice’ realtà sostenibile a convinta fautrice della cosiddetta economia circolare, un sistema in grado di trasformare lo scarto (nel suo caso specifico rappresentato dai derivati della coltivazione della vite e della produzione enologica) in risorsa.
Sono quattro, in particolare, i meccanismi virtuosi messi in atto dal gruppo: estrazione di polifenoli dai vinaccioli, enocianina (colorante naturale per uso alimentare) e acido tartarico; autosufficienza energetica e sfruttamento delle rinnovabili; recupero delle acque e creazione di compost anche per le colture biologiche.
Il nuovo corso, che ha intensificato la predisposizione ‘verde’ dell’azienda, è stato presentato nei giorni scorsi a Expo, in occasione della tavola rotonda “Caviro, da sostenibilità a economia circolare: nuova vita per il mondo del vino”. “Gli investimenti operati negli ultimi sei anni – ha sottolineato Sergio Dagnino, direttore generale di Caviro – ci hanno permesso di ottenere un continuo miglioramento delle nostre performance in termini di qualità e rispetto dell’ambiente. L’impegno in materia di ecosostenibilità, però, ci accompagna sin dalle origini, basti pensare che il nostro gruppo recupera il 30% delle acque e risparmia 50mila tonnellate su packaging e imballaggi grazie all’utilizzo di brik e vetro leggero”.
Ma, come ha spiegato Carlo Dalmonte, presidente di Caviro, l’economica circolare va oltre. “Tutti gli scarti – ha spiegato – vengono sfruttati per energia rinnovabile: dalle fecce produciamo biogas per energia elettrica e termica, mentre dalle vinacce energia termica ed elettrica, attraverso la combustione controllata e con le migliori tecnologie di trattamento delle emissioni. A questo si aggiunge l’autosufficienza energetica totale e rinnovabile degli impianti Caviro, che contribuisce efficacemente alla riduzione degli effetti dei gas serra”.
Ancora una volta, le cifre sono eloquenti: l’energia autoprodotta dal gruppo è pari a 110.627.569 kWh, equivalente a 20.687 tonnellate di petrolio (Tep) risparmiate. L’analisi delle performance ambientali, inoltre, dimostra che Caviro Distillerie recupera, a oggi, ben il 99,9% dei rifiuti prodotti, inviandone allo smaltimento solo lo 0,1%. “Il modello di economia circolare di Caviro – ha concluso Dalmonte – consente di recuperare gran parte degli scarti per produrre valore. Ciò permette di ammortizzare parte del costo, arrivando sul mercato con un prodotto di qualità e con prezzi in linea con le aspettative del consumatore”.
E, in effetti, questa politica green da un lato ha contribuito a decretare l’affermazione di un gruppo che oggi esporta in 70 Paesi del mondo e che ha come target di riferimento 7,3 milioni di famiglie consumatrici in Italia. E, dall’altro, ha permesso di ridurre l’impatto su un ecosistema sempre più a rischio.

Mariangela Molinari

 

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