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Chi comunica la ristorazione?

Prendo spunto, e lo ringrazio per aver evidenziato il problema, da un paio di scritti di Valerio Massimo Visintin a proposito di alcune storture del settore che ci riguarda, la ristorazione, per esprimere un parere e partecipare al dibattito.
Il principale critico del Corriere della Sera affronta due diversi argomenti collegati fra loro: il conflitto di interessi e il valore del “lavoro sul campo” dei recensori.
Identificandolo con un nome di fantasia, tal Giorgio Giorgi, ci descrive l’imbarazzante attività di uno pseudo comunicatore che, dimostrando di non conoscere il galateo di questo mondo, ma neppure ciò che è noto a tutti, invita lo stesso Visintin all’inaugurazione di un ristorante.
La cosa è ancor più grave, perché il tizio è anche recensore per una nota guida a carattere nazionale. Quindi, non solo non conosce la persona che sta invitando, non conosce le cosiddette “regole d’ingaggio”, ma vive senza turbamenti il compromesso di una professione doppia.
Come commentare? Niente di male, se sai come comportarti, perché, se sei un comunicatore, magari bravo, e già sei consulente di ristoranti, vieni notato e nominato sul campo “soldato recensore”, potrebbe anche passare, l’importante e non confondere mai i ruoli e attuare una sorta di “blind trust” per i tuoi clienti, cioè non recensirli mai. Tuttavia, e pare proprio questo il caso, se fai il percorso inverso e sei un recensore e, grazie a ciò, diventi un consulente di comunicazione di un ristorante e fai leva proprio sul tuo ruolo di recensore per sensibilizzare i colleghi giornalisti sul tuo cliente, proprio non ci siamo.
Visintin, prendendo spunto da questo aneddoto, e dal recente evento di Bologna che si poneva l’obiettivo di immaginare il futuro della comunicazione della gastronomia, stigmatizza questo comportamento e si domanda se nella città felsinea si sia approfondito il tema del conflitto di interessi o se forse si siano affrontati temi gravi, quale, ad esempio, la presenza sempre più pesante della criminalità organizzata nella ristorazione, tema condiviso con Bonilli e col sottoscritto, tanto che grazie ad Ilaria Mazzarotta ci si era quasi dati appuntamento anche per dibatterne, ma poi…
Indagando, così, il variegato mondo della gastronomia militante, sondando i responsabili delle principali guide, Visintin indica il problema che sta alla base di quello che, con una delle sue frasi illuminanti, descrive essere il nostro: un mondo “a galla tra i potenziali lobbisti e gli eterni hobbisti”, cioè il soldo. Sì, perché, finché gli editori pagheranno poco o nulla chi si occupa di comunicazione gastronomica, questo settore andrà avanti d’inerzia, lasciando tutto lo spazio mediatico a chi paga, ad aziende e professionisti che possono permettersi eventi e consulenti costosi, il tutto a dispetto della verità, del racconto della realtà di un settore che annaspa.
Il problema, poi, si allarga anche ai PR, i quali fin dagli anni ’80 sono considerati alla stregua degli organizzatori di “cocktail e ricevimenti” e non dei veri professionisti della comunicazione come avviene nei paesi anglosassoni. Cosicché, oggi, chiunque, senza alcuna preparazione specifica, ma solo perché ha dimestichezza con l’uso dei Social network e sa scrivere appena decentemente, diventa esperto di comunicazione strategica per aziende i cui dirigenti sono talmente ignoranti da non saper distinguere chi ha studiato e lavorato anni per costruirsi una professione e chi ha pensato che aprirsi un blog fosse la scorciatoia. Così, quando i danni di questa consulenza dilettantistica son fatti, ormai è tardi. Danni all’azienda e danni di immagine a lungo termine a chi comunica seriamente, i quali, seppur professionisti, sono accomunati a tutta questa superficialità. Insomma un mondo fatto di quasi comunicatori e di quasi giornalisti, alcuni quasi ex, che danneggia un’intera categoria di addetti ai lavori. Un mondo in cui, fare il doppio, per alcuni, è sopravvivenza, per altri, convenienza o peggio comodo, tanto che si arriva ad eccessi alla Giorgio Giorgi.
Come uscirne? Difficile a dirsi. La serietà prima di tutto, in entrambi i mondi, che possono toccarsi, sovrapporsi, ma solo se ci sono persone intelligenti che conoscono i confini e non li superano. Poi, oltre la serietà, farebbe comodo anche una regolamentazione, che gli Ordini non son più capaci di imporre, ma che si potrebbe darsi da soli, appunto, in convegni dove si parla di futuro del settore, magari evitando il rischio di limitarsi al “selfie dell’ombelico twittandolo” (quasi-cit. Visintin).

Aldo Palaoro

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