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Chianina, riprendono le esportazioni verso Dubai ed EAU

In Italia siamo bravi a riempirci la bocca e siamo sempre pronti a lamentare un malcostume specie se di ciò è colpevole qualcun altro, meglio ancora se indistinto. Mi sto riferendo ad uno dei temi sui quali si dibatte da tempo, il valore della nostra enogastronomia, l’affermazione secondo cui il nostro Paese camperebbe a lungo e senza fatica basandosi su due assets fondamentali: il turismo e l’agroalimentare.

Tutto vero, non c’è dubbio, ma chi fa veramente qualcosa per dare valore a tutto ciò? Chi si impegna concretamente affinché all’estero si accorgano di noi, mangino prodotti veramente italiani e non “italian sounding, vengano a visitare il bel Paese?

Questa premessa è utile per annunciare una notizia che altrimenti passerebbe quasi inosservata. Nessun clamore, infatti, nessun proclama bellicoso come amano fare alcuni Tycoon ultimamente, quasi fossero i salvatori della patria, quando in realtà, pensano di più al proprio tornaconto a breve, sfruttando la situazione favorevole di un momento magico per il settore, nulla di male, ma almeno si limitino a ciò senza pavoneggiarsi; nessun cuoco nostrano che timidamente riesce a malapena a partecipare a qualche evento nostrano esportato, evento del quale, se va bene, leggiamo solo sui nostri giornali, e, quando all’estero chiedi se il tal nome o il tal altro sia conosciuto, se c’è una risposta è ancora Gualtiero Marchesi.

In questo panorama ancora desolante, ma non disperiamo che i Bottura, i Cracco, gli Oldani (presto ad Harvard) si trasformino presto in portavoce della nostra economia agroalimentare, da qualche anno c’è chi si tira su le maniche tutti i giorni e lavora per noi.

Un ennesimo esempio viene dal Summit GVCI di questa settimana in programma a Dubai, dopo le prime quattro edizioni tenutesi ad Hong Kong. Oltre al ricco programma di scambi già descritto qui, grazie all’indefesso lavoro di relazioni messo in campo dal direttore del Summit Rosario Scarpato e dal responsabile operativo Aira Piva, in questi giorni verrà celebrato a tavola un fatto economico rilevante: per la prima volta dopo l’ultimo allarme “mucca pazza”, sarà di nuovo possibile consumare carne Chianina.

È già trascorso un decennio da che le nostre esportazioni di questa carne di quello che per Emirati Arabi e Dubai è sempre stato uno statu symbol, perché anche da queste parti alla mitica Fiorentina non si rinunciava, erano bloccate. Ora, freschi di delibera ministeriale, annunciata lo scorso 6 ottobre durante una visita ufficiale dei nostri rappresentanti governativi, le esportazioni riprendono e per festeggiare è stato scelto il Summit con l’esibizione del grande esperto Simone Fracassi, il Re della Chianina, in abbinamento a Cesare Casella, cuoco, ristoratore, accademico, toscano, in New York. Quel giorno anche le autorità italiane, Ambasciatore e Console saranno presenti per questo primo emozionante assaggio dopo tanti anni. La carne di produzione nazionale sarà anche macellata in Italia da un macello Halal sul nostro territorio.

Non è la prima volta che attraverso i nostri cuochi italiani all’estero accade un fatto concreto che muove le nostre esportazione più di ogni altra iniziativa, basta ricordare quando, e mi ci metto anch’io con orgoglio, venne in mente di organizzare la prima Giornata Internazionale delle Cucine Italiane, il Carbonara Day del 2009, da quel giorno il guanciale, ma vale anche per altri ingredienti, cominciò ad essere richiesto in pianta stabile da diversi importatori in tutto il mondo, con grande beneficio dei nostri produttori nazionali. Quindi, non solo ricette tradizionali, ma ingredienti rigorosamente italiani, tutto questo grazie all’umile e costante lavoro degli oltre 2000 cuochi del GVCI.

Aldo Palaoro

 

 

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