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Cibo e legalità, il valore di una filiera etica

Si è svolto a Milano, in seno a Expo 2015, l’ultimo incontro promosso da CIR Food in occasione dell’esposizione universale per analizzare i vari aspetti economici e sociali del cibo.
Argomento della tavola rotonda uno dei temi più scottanti collegati all’alimentazione, l’importanza della legalità in una filiera del cibo rispettosa delle leggi, dell’ambiente e delle persone per la tutela della collettività.
A fare il punto della situazione il Magistrato Gian Carlo Caselli, da sempre impegnato nella lotta alla criminalità, che ha sottolineato come la mafia, oggi, sia sempre più potente: “La mafia è come l’acqua – ha affermato Caselli – penetra e si infila ovunque sia possibile fare soldi, è continuamente in espansione ed è per questo che viene definita mafia liquida. Il settore del cibo è tra i più invitanti per l’appeal generato dal made in Italy e per la facilità di impadronirsi del campo aggirando leggi poco applicabili e controllabili. Perché le regole esistono, e sono molto chiare, ma è difficile farle applicare a causa dei processi lenti, del meccanismo farraginoso della giustizia”.
Cosa si può fare, dunque? Una risposta viene dall’esempio di Libera Terra, il Consorzio che gestisce le imprese agricole sequestrate alla mafia. Il suo presidente Alessandro Leo individua in un mutamento culturale il percorso necessario al risveglio delle coscienze, unica arma che può contrastare fenomeni di illegalità pericolosi come il caporalato, vera piaga del mondo agricolo, e non solo: ”Dobbiamo coltivare la terra – ha detto Leo – e insieme ad essa coltivare i diritti delle persone, specialmente in quei territori che sono simbolo della mafia. Tutelare il lavoro, applicare metodi di coltivazione sostenibili, significa tutelare tutti, anche i consumatori. Il miglior strumento a nostra disposizione è portare il lavoro in quei territori che altrimenti sarebbero alla mercé della criminalità; formare i giovani alla riscoperta del gusto della fatica; fare in modo che la comunità occupi gli spazi lasciati liberi dalla mafia”. Silvio Barbero, vicepresidente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo aggiunge: “Il problema riguarda tutti e solo attraverso una presa di coscienza che riguardi anche i consumatori, i ristoratori e tutti gli attori della filiera possiamo ridare valore al cibo. Contro il modello industriale che ha sminuito il valore del cibo in maniera consumistica dobbiamo opporre una qualità etica della filiera che porti alla trasparenza, alla legalità e al rispetto delle persone”.
Anche nel mondo della ristorazione la situazione si presenta difficile, ha testimoniato Chiara Nasi, presidente di CIR Food: “Anche nel nostro settore si annida la criminalità, a partire dagli appalti fino alle frodi alimentari passando per il mancato rispetto dei capitolati, la non conformità di alimenti seppure certificati, lo sfruttamento dei lavoratori. Occorre vegliare molto attentamente su questi fenomeni, anche contro vere intimidazioni.  Il valore di un’azienda si misura anche su questi parametri, sulla sua onestà e non solo sulla sua efficienza. Purtroppo spesso ci si ritrova inermi di fronte agli attacchi criminosi, proprio per l’incapacità della giustizia di fare il suo corso”.
Un segnale positivo giunge proprio dalla magistratura. Gian Carlo Caselli ha anticipato per l’occasione alcuni punti fondamentali che saranno oggetto di un nuovo progetto di legge presentato in parlamento il 14 ottobre che prevede un aggiornamento della normativa vigente introducendo, per esempio, il reato di disastro sanitario, di omesso ritiro di sostanze pericolose e di agropirateria. Ma il fulcro della nuova normativa riguarderà la figura del consumatore e la tutela della salute e della cultura del patrimonio agroalimentare dalle frodi lesive. Ha poi auspicato la creazione di un’etichetta narrante sulle confezioni alimentari, uno scritto chiaro e comprensibile che metta in evidenza concretamente il valore di una filiera etica e lecita. Una battaglia tutta da combattere, nell’interesse della comunità, per estirpare i parassiti che contaminano la società onesta. Gli strumenti ci sono, occorre la volontà di utilizzarli.

Marina Caccialanza

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