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Concorsi e premi: servono? A chi?

Puntuali, come ogni anno, ritornano premi e concorsi nel mondo del food & beverage. A dare il via l’imminente edizione di Sigep a Rimini, dove se ne contano almeno una dozzina. A questo appuntamento ne seguiranno altri, sparsi un po’ ovunque in tutta la penisola dove chef, pasticceri, barman, maitre si sfideranno per portare a casa un titolo, una coppa o una targa da mostrare orgogliosi nel proprio locale. Per non parlare poi dell’evoluzione mediatica dei concorsi – vedi Masterchef piuttosto che l’appena concluso Bake Off Italia – dove in palio c’è il sogno di restare nella storia della gastronomia, grazie alla pubblicazione di un proprio libro. Ma sfido, dopo qualche mese, a ricordarsi i nomi dei vincitori delle edizioni precedenti.

Oggi, per trovare l’elemento di novità di queste trasmissioni, si fa un gran parlare delle origini etniche dei vincitori e dei partecipanti. Ma che utilità potrà mai portare un dibattito di questo tipo se non quello di dimostrare quanto ancora siamo arroccati su un concetto di appartenenza che non è mai stato del cibo? Il cibo, per fortuna, è contaminazione di culture, di storie, di persone e culture.

Allora la domanda che ci facciamo è: servono tutti questi premi e questi concorsi? La rivolgiamo a chi li organizza, alle associazioni di pasticceri e chef, a chi vi partecipa, sperando di contribuire a delineare un quadro chiaro del fenomeno.
Una prima piccola risposta tentiamo di darla anche noi, a margine di un concorso in cui la nostra redazione è stata invitata: a sfidarsi erano 11 ragazze e ragazzi di un istituto alberghiero, giovani di 16/17 anni emozionatissimi che sono riusciti a creare piatti di un equilibrio e un servizio di presentazione da far invidia a molti ristoranti. Lì è servito, perché quei ragazzi hanno dimostrato forte determinazione e capacità di lavorare insieme, volontà nel dimostrare quanto avevano appreso nello studio dei cibi e delle tecniche.  Se a monte esistono regole di insegnamento efficaci allora un concorso può essere un sano elemento competitivo.

A queste si devono aggiungere altri fattori nel momento in cui si lancia un concorso: preparazione, competenza, serietà e corretta motivazione. Un concorso deve servire ad insegnare qualcosa a chi partecipa, e dare il giusto valore ai partecipanti da parte di chi organizza.

Una targa e via non aiuta il mondo del food & beverage a crescere né le aziende a dimostrare la qualità reale dei loro prodotti. Il dibattito è aperto e volentieri ospiteremo ogni opinione in merito.

Roberto Martinelli

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