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Conferenza nazionale del Turismo fatta di chiacchiere e nessuna ipotesi di cambiamento

Conferenza nazionale del Turismo in cui emergono tante parole, ma nessuno spunto reale su come sfruttare le opportunità

Splendida cornice, probabilmente il miglior servizio catering nella storia delle conferenze nazionali. Tutto qui. Il Ministro ha aperto i lavori secondo gli schemi classici, dati tranquillizzanti, destagionalizzazione, buoni vacanze, sito web, nuovo codice del turismo, governance. Siamo messi meglio di Spagna e Grecia. Ovviamente non sono d’accordo il coordinatore degli assessori regionali Mauro Di Dalmazio e nemmeno i sindacati di categoria. Si vaga tra ottimismo di destra e pessimismo di sinistra; banali e scontate le richieste: dati e competenze (che non ci sono); promozione all’estero con ENIT (che non ha risorse); più infrastrutture e trasporti; riduzione dell’Iva. La parola passa ai rappresentanti di 13 Paesi a caccia di turisti italiani, tra i quali persino India e Cina, quindi partenza in battello per Lecco, cena di gala in piazza e rientro in pullman. Il giorno dopo arrivano i big. Secondo Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa – San Paolo il turismo è un settore privo di sistema informativo e per questo non è in grado di organizzare una strategia, un’azione professionale e una tattica per lo sviluppo. Convince tutti.

La parola passa a Vasco Errani che a nome della Conferenza Stato – Regioni sviluppa un intervento appassionato, difficile da sintetizzare: le Regioni non hanno fatto quello che dovevano, gli arrivi e le presenze sono dati “ignoranti” perché non misurano la performance economica. Impariamo dalla Francia come si classificano gli alberghi; attenti ai trend, dedichiamoci all’economia verde e all’ecologia perché significa qualità del territorio.

Errani sfida il governo su tre punti.

Le regioni sono disponibili a condividere le cose e a farle insieme. È il contrario di quello che è accaduto con il Codice del Turismo (approvato senza concertazione);

Enit. Ogni regione indichi quanto è disposta a spendere per l’internazionalizzazione del turismo.

Fiscalità premiale su turismo, per consentire i passaggio di proprietà, ridurre le rendite di posizione, fare arrivare risorse umane fresche al settore turistico. Lunghissimo e generoso applauso bipartisan.

Al Ministro le conclusioni: “le responsabilità sono da condividere, ben venga la trasparenza, non so nemmeno quali siano le risorse a disposizione delle Regioni, lo apprendo ogni volta dalla stampa”. La platea capisce che le Regioni sprecano risorse e non rendono trasparenti i loro bilanci. I dati di spesa del Ministero – dice l’On.le Brambilla – sono invece accessibili e trasparenti. Il Ministro conclude promettendo un piano strategico e aprendo la porta alle Regioni. Fine. Sintesi estrema: la solita baruffa, i soliti inviti ad emulare Paesi che non hanno nulla da insegnare (la Francia), la presa d’atto che le Regioni sono autonome (il turismo è mio e lo gestisco io); un altro anno di viaggi gratis e di carovane regionali all’estero accompagnate da folli presenze provinciali e comunali. Mille assessori a spasso per il mondo, 500 finti buyer, un milione di politici parlanti; lasciamoli parlare mentre arrivi e presenze diminuiscono, tanto… sono dati ignoranti. Ahimé, devo concludere che a Cernobbio “ignorante” era l’audience.

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