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Cosa resterà di Expo

A due mesi dalla fine di Expo si tirano le somme e si comincia a tracciare un bilancio, anche se parziale, di un’esposizione universale che ha coinvolto milioni di persone, cambiato il volto della città che l’ha ospitata e stimolato riflessioni profonde.
È stato un evento epocale – su questo non ci sono dubbi – e le polemiche, le critiche e i giudizi tranchant di coloro che proprio non hanno voluto accettarne il successo non sminuiscono il valore di un evento che, per la prima volta al mondo, ha messo in discussione il nostro modo di vivere e, bene o male, ha cercato di dare una risposta a interrogativi importanti, direi vitali.
E adesso è venuto il momento di fare il punto della situazione e capire come Expo abbia cambiato le carte in tavola e dato il via a una nuova partita, ancora tutta da giocare.
Si è cercato di farlo pochi giorni fa con l’aiuto del team di Italiadagustare e Milano24orenews che, presso l’Acquario Civico di Milano hanno proposto un incontro “dietro le quinte” con alcuni dei protagonisti di Expo.
La domanda fondamentale, implicita nelle risposte dei relatori: cosa succederà adesso?
Ivan Nissoli, presidente di CSV – Centri di servizio per il volontariato – ha definito Expo un acceleratore sociale e di eventi, un’esperienza che ci accompagnerà tutti per lungo tempo e che il volto sorridente dei 6.000 volontari, più della metà dei quali non aveva mai fatto volontariato prima, ha contribuito a rendere possibile. “L’età media era 28 anni – racconta Nissoli – ma di fatto c’erano volontari dai 18 agli 89 anni che si sono alternati su 14 turni di 14 giorni. La voglia di esserci si è manifestata in persone le più diverse tra loro ma accomunate dallo stesso desiderio di partecipazione. Un dato significativo: la seconda lingua più parlata tra i volontari, dopo l’italiano, è stato il cinese, un riscontro concreto della presenza attiva dei giovani di seconda generazione e dello spirito di condivisione che in questi mesi Expo ha suscitato”. Ne ha dato testimonianza per tutti Alessio Calandra, uno di quei 6.000, che ha raccontato commosso la sua esperienza e ha portato un esempio emblematico: un palestinese e un israeliano che chiacchierano accanto all’albero della vita mangiando un panino.
E in effetti uno dei meriti di Expo è stato certamente quello di permettere a milioni di persone provenienti da tutto il mondo di condividere idee e progetti. Come i progetti che hanno coinvolto gli studenti che hanno partecipato al Comitato Scuola Expo 2015 del MIUR: oltre 2.000 studenti da 100 Paesi. “Un motivo di orgoglio – ha affermato il presidente Riccardo Garosci – per tutti coloro che hanno immaginato e realizzato la Carta di Milano. Ne è scaturita, tra l’altro, un’intesa tra Expo Milano e Expo Dubai allo scopo di perpetrare il messaggio e dare continuità al progetto”.
Perché Expo Milano 2015 ha funzionato! È inutile accanirsi a remare contro: magari con stupore, forse addirittura con un po’ di sbalordimento, bisogna riconoscere che in 6 lunghi mesi tutto è andato bene. Niente attentati, niente tilt della metropolitana, niente ingorghi stradali, nessuna intossicazione alimentare, nemmeno un portafogli rubato. Milano ed Expo hanno vinto. Grazie a un sistema di sicurezza formidabile che Manuel di Casoli, responsabile della Sicurezza e della Business Continuity di Expo 2015 ha definito “Una straordinaria sfida vinta dentro e fuori Expo grazie alla professionalità di tutti coloro che hanno fatto parte di questo piccolo esercito”. Un esercito che ha dovuto affrontare problemi mai nemmeno sfiorati prima, coordinato Paesi che non avevano mai partecipato a un’esposizione universale efronteggiato difficoltà di logistica enormi a causa del tema stesso della manifestazione. Attività legate alla sicurezza alimentare, ai rischi batterici e microbiologici di alimenti sconosciuti, all’eco di avvenimenti drammatici che facevano temere per l’ordine pubblico, a un’attività notturna del sito che ha reso necessario ogni notte il controllo di un numero di veicoli in entrata e uscita superiore di 4 volte a quello della dogana di Chiasso. Insomma un sistema tutto da inventare, un risultato positivo.
Positivo anche il bilancio di Alvise De Santis, coordinatore di Expo in Città, il portale che ha permesso di vivere oltre 140 eventi al giorno ai milanesi e ai turisti italiani e stranieri: “Di Expo resterà la condivisione del network, della policy, rimarrà la risposta alle necessità della città, il marketing territoriale e un calendario open a disposizione di chiunque voglia farne uso”.

Positivo il bilancio per Marina Geri, direttore Marketing e Commerciale di Padiglione Italia: oltre 5000 incontri tra imprenditori di vari Paesi, di cui più del 20% ha segnato l’inizio di negoziazioni, un risultato incredibile: “Nuovi sbocchi – ha affermato Geri – che avranno un effetto positivo per lungo tempo, già a partire dal 2016, dal punto di vista commerciale e turistico”.
Positivo, infine, il bilancio per Evelina Flachi, Presidente Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare, che ha ribadito come Expo abbia favorito la diffusione di un modello alimentare nel quale il prodotto italiano ha acquistato valore come nutrimento e come cultura.
Sfida vinta, dunque. In attesa di conoscere i dati numerici che il commissario Sala diffonderà presto, possiamo dire che Milano ed Expo ce l’hanno fatta.
Qualche intoppo – le lunghe file ai padiglioni, specialmente nell’ultimo periodo – ma in fondo grande soddisfazione per tutti.
E chissà, se prima dell’inizio dell’esposizione non ci fosse stato il solito partito dei detrattori, quelli che per assunto devono sempre remare contro, forse molti visitatori si sarebbero decisi a varcare i cancelli di Expo anche prima dell’estate distribuendosi nell’arco dei 6 mesi e non affollandosi tutti negli ultimi due. Se ci sarà una prossima volta pensiamoci.

Marina Caccialanza

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