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Il DNA del pesce svela le frodi del settore ittico

dna-pesce-frodi-itticoIl settore ittico, essendo caratterizzato da un’enorme disponibilità di specie, oltre che, dopo la lavorazione e trasformazione del prodotto, dalla somiglianza di molte tipologie, è tra i comparti commerciali più presi di mira dalle frodi commerciali. 
Inoltre, con la diminuzione delle risorse di pesca nelle acque europee è in aumento l’importazione di prodotti ittici dall’estero, in particolare dal mondo asiatico e da quello africano.
La difficoltà sta nell’identificazione delle specie che ha una grande importanza sia per l’individuazione di frodi commerciali, sia per le implicazioni economiche ad esse correlate, sia per le conseguenze di  carattere ecologico e sanitario.
Per l’identificazione delle specie si ricorre sempre più frequentemente a metodiche biomolecolari e in particolare con la lettura del DNA, che consente una discriminazione molto specifica tra specie ed è stabile ai trattamenti che subiscono con la trasformazione dei cibi.
A Torino una task force nata dalla collaborazione tra la Procura, l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte e la ASL Torino1, utilizza questa innovativa metodica.
Questo test, secondo quanto afferma il direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico, la dottoressa Maria Caramelli, permetterà sia di smascherare il pesce taroccato in etichetta, affumicato, congelato, sott’olio o sotto sale, sia evidenziare l’eventuale violazione dell’obbligo di congelamento del pesce, sia i prodotti congelati spacciati per freschi.
Secondo la dottoressa: “Il fenomeno delle frodi ittiche è in aumento: uno studio evidenzia ad esempio come i grandissimi quantitativi di filetti di platessa in vendita o somministrati in mense e ristoranti non siano compatibili con l’effettiva quantità di platesse presenti nel mare”. Senza contare i rischi sanitari, dati anche i dati epidemiologici internazionali che indicano che le malattie trasmesse dagli alimenti crescono a ritmo esponenziale anno dopo anno”.

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