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Tra DOP e made in Italy di qualità

dop-made-in-italySiamo a quota 239 tra DOP, IGP e STG, praticamente i primi a livello mondiale per numero di prodotti iscritti. Il numero è stato annunciato nei giorni scorsi, in occasione della presentazione del rapporto Qualivita , insieme ad una precisa rappresentazione del comparto dei prodotti a Denominazione d’Origine.
149 DOP, 88 IGP e 2 STG che vedono coinvolte 85.000 aziende per una produzione a volume di 1,3 tonnellate, un fatturato di 6 miliardi che diventano 10 al consumo. Una produzione, quella certificata, che ha ripreso a crescere nel 2010 segnando un +20% su base annua, complice l’ortofrutta  e i cereali (+46,4%) e l’Aceto Balsamico di Modena IGP che ha quintuplicato la produzione a Denominazione Geografica.
Pur in presenza di ottimi risultati resta aperto il problema di fondo che vede solo una decina di produzioni, rispetto alle 239, coprire più dell’80% del fatturato complessivo. In testa troviamo: l’Aceto balsamico di Modena IGP, il Grana Padano DOP, il Parmigiano-Reggiano DOP, la Mozzarella di Bufala Campana DOP, la Bresaola della Valtellina IGP, la Mortadella di Bologna IGP e il Gorgonzola DOP.
Questo fattore induce ad una riflessione che è analoga a quella che riguarda il mondo del vino italiano: qual è la motivazione che spinge verso una Denominazione d’Origine? Ci sono produzioni DOP che non hanno neppure la forza di tenere in vita un Consorzio eppure vogliono entrare e restare nell’elenco. C’è sicuramente una forte volontà da parte dei produttori di distinguersi, di tutelare la propria storia e tradizione e questa è una scelta meritoria. Ma deve essere ben chiaro che è una base di partenza e non il suo contrario.
Deve essere chiaro che il consumatore, che fino a poco tempo fa non conosceva il significato di queste sigle, oggi comincia prestare attenzione e il passo verso uno scivolone è breve se non ci sono tutti i requisiti che stanno dietro ad un marchio di garanzia. Ben venga dunque il disegno di legge annunciato dal ministro Catania per la tutela del made in Italy di qualità, ma che faccia ordine nella giungla di leggine e proclami su etichettature, km.zero, e quant’altro sia spuntato negli ultimi anni ingenerando solo grande confusione di termini e interpretazioni.
Luigi Franchi
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