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Festival del Letame, dal 19 al 21 luglio

“Nessuno ci fa caso se nella terra non ci sono più lombrichi”.
Questa affermazione lapidaria ci disorienta un attimo, le ultime notizie dei lombrichi sono quelle raccolte per le documentate ricerche scolastiche ricche di immagini che le maestre ci facevano fare a suo tempo, contribuendo a creare simpatia verso questi esserini così laboriosi.
E pensare, per dirla con Darwin, che “i lombrichi sono un aratro naturale. Dubito ci siano molti altri animali che abbiano giocato un ruolo così importante nella storia del pianeta come i lombrichi. Rimescolando quei pochi centimetri di terriccio che ricoprono il pianeta, lo fertilizzano trasformandolo in humus”.

Con questa provocazione iniziale, talmente chiara da risultare figurata sull’attuale stato di salute del terreno, Graziano Poggioli inizia con il farci calare nella dimensione in cui crede e si sta impegnando profondamente.
A lui si deve il merito del recupero dell’antica razza di Vacca Bianca Modenese  che, con la sua limitata produzione di latte giornaliera di altissima qualità, consente la realizzazione di un Parmigiano Reggiano dal gusto intenso, marcato. Lo sanno bene certi chef blasonati, o semplicemente buongustai, che lo hanno scelto per le proprie pietanze!

Non solo, il caseificio Santa Rita Bio che Graziano rappresenta è arrivato a mettere a punto tutto l’iter per la realizzazione del Parmigiano Reggiano Biologico, fatto con solo latte di Vacca Bianca Modenese Presidio Slow Food.
Il concetto che è ormai chiaro a tutti è che se vogliamo arrivare a buoni prodotti le azioni devono partire da lontano, dalla terra in questo caso.
Come dice Graziano “ la terra è cosa viva e per essere fertile ha bisogno di nutrirsi di buon cibo (fertilizzante organico: il meglio è un buon letame, fatto maturare bene) per restititurci appunto buoni frutti (foraggio per vacche, verdura e frutta per umani).
Nutrirla con della chimica significa distruggere la vita che c’è dentro, in quanto ecosistema che pullula di vita.

Ecco quindi che, dal 19 al 21 luglio, in quel di Pompeano di Serramazzoni, dove ha sede il caseificio Santa Rita Bio, torna l’appuntamento con una tre giorni intensiva dedicata al Festival del Letame – cibo della terra – in cui seminari, conferenze, dibattiti entreranno nel vivo dell’argomento,  e pure si potrà assistere alla lavorazione del latte di vacca bianca e cottura della forma, in alternanza a
piacevoli momenti di condivisione della tavola nel segno di prodotti biologici e biodinamici. Interessantissimo, fra le veramente tante iniziative,  il seminario aperto ad agricoltori, tecnici, persone interessate, sull’autovalutazione della fertilità del suolo (prova della vanga) con l’apporto di ben tre università (Salerno, Cosenza e Torino) che su questo stanno sviluppando un importante progetto. E poi il concorso del miglior letame (perché il buon letame è frutto di una certa cura di chi lo gestisce) con le prove correlate: lancio della pallina di letame contro un pannello per vedere come impatta; immersione di una pallina di letame nell’acqua, per vedere se si squaglia oltre ad altri criteri di valutazione.

Un universo questo del Festival del Letame che , per chi non lo ha mai vissuto, si pone come molto attrattivo e per chi già ha partecipato costituisce un motivo di richiamo.
Straordinario ciò che quest’uomo, Graziano Poggioli, riesce ad organizzare realizzando un programma talmente zeppo di iniziative da non sapere da che parte iniziare a leggerlo!
Mente fervida, personaggio indiscusso. In lui le idee viaggiano più veloci della luce. Come quella, giocosa, della tombola del letame: un quadrato di prato con disegnate 90 caselle e  tre torelli lasciati in libertà. La loro “fatta” in corrispondenza di una casella numerata determina la vittoria di chi ha quel numero di biglietto!

Tutto questo, e a dire il vero molto altro, in quel di Pompeano di Serramazzoni dove niente è artefatto, anzi estremamente genuino. Qui è proprio il caso di dirlo!

Simona Vitali


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