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Filiera delle carni deve creare nuovo valore

assemblea-soci-assicaI centocinquant’anni di unità del Paese, i cento di attività di Confindustria e i 65 dell’Associazione Industriali delle Carni (ASS.I.CA.) sono stati racchiusi in un video che, attraverso una slide show di immagini e di brani musicali che hanno scandito la storia italiana, ha aperto giovedì 23 giugno, presso la Fiera di Parma, l’assemblea pubblica annuale di ASS.I.CA.
La parte riservata ai soci ha visto la riconferma di Lisa Ferrarini alla presidenza dell’associazione che rappresenta oltre 80% del fatturato industriale della produzione delle carni trasformate (salumi, carni in scatola, grassi suini lavorati) pari a 8.254 milioni di Euro, di cui 7.928 milioni di euro proviene dai salumi. Di questi, 1.042 milioni di euro sono provenienti dall’export (972 milioni di Euro solo salumi). Il comparto chiude con la bilancia commerciale in attivo per 823 milioni di Euro.
Nell’assise pubblica si sono alternati molti autorevoli ospiti istituzionali in un confronto sul tema “Creare nuovo valore e ridistribuirlo in maniera equa”. Un argomento che prende le mosse dall’affermazione della presidente: “La nostra filiera è uno dei pilastri del Made in Italy alimentare, della cultura alimentare italiana; c’è storia, identità, valori, c’è cultura. E’ una filiera che esporta prodotti in tutto il mondo. Negli ultimi anni però  l’intera filiera suinicola non produce più valore per nessuno: allevatori, macellatori, trasformatori.  E’ arrivato il momento di superare le contrapposizioni e di guardare avanti, uniti”.
Una proposta in larga parte condivisa dai partecipanti, a cominciare dal ministro delle Politiche Agricole On. Saverio Romano che ha affermato la necessità della redistribuzione del reddito tra tutti i soggetti della filiera, sostenendo la necessità di un aiuto condiviso tra ministero e associazione degli industriali della carne verso gli allevatori, anello meno remunerato dell’intera filiera. Il ministro ha parlato di misure – tampone che sono allo studio del ministero per consentire agli allevatori di superare l’attuale momento di crisi economica. Inoltre il ministro ha fatto propria una proposta che ASS.I.CA. ha avanzato previo un rigoroso “studio di fattibilità e chiara analisi economica”: la filiera del suino medio leggero. Ovvero un animale di peso attorno ai 120 kg adatto ad essere trasformato e commercializzato nel comparto delle carni fresche.
Un suino che oggi viene prevalentemente importato e non allevato in Italia. Questo ha ispirato una domanda, rimasta al momento senza risposta, da parte del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, arrivata dopo un elenco di progetti che vedono una visione unitaria tra le due associazioni. La domanda mette in evidenza le difficoltà che la suinicoltura sta attraversando, con le carni vendute a 1,39 euro al chilo e una redditività ai minimi storici: “Ma i trasformatori ritengono importante mantenere la capacità allevatoria italiana?” si è chiesto il presidente di Confagricoltura.
Domanda che resta nell’aria e che sarà uno degli snodi importanti del futuro di un settore che finora, come afferma con orgoglio Lisa Ferrarini, “non ha mai chiesto aiuti”.

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