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Più brillante la fotografia comparto turistico rispetto al 2010

turismo-italia-andamentoAnche se il turismo italiano non ha avuto le ottimistiche performances previste da diversi rapporti previsionali – ad agosto  Mercury e Irat avevano preconizzato che il 2011 sarebbe stato un anno da record per il settore dei viaggi della penisola e che l’Italia sarebbe tornata ad essere leader del mercato internazionale – tuttavia una lenta ma positiva ripresa dell’andamento del turismo alberghiero italiano c’è stata.
Ad ottobre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2010,  la crescita, già iniziata nei mesi estivi, ha segnato un +5,4% di presenze complessive, composte da un +2,3% di italiani ed addirittura un +8,3% di stranieri che portano complessivamente i primi dieci mesi 2011 ad un +2,6% di presenze, con gli italiani che fanno segnare un +1,3% e gli stranieri un ottimistico +5,4%.
I dati arrivano da un’inchiesta svolta da Federalberghi dal 2 al 6 novembre, che ha intervistato con metodologia internet 1.029 imprese ricettive, distribuite a campione sull’intero territorio nazionale.
L’indagine è stata diffusa a Rimini Fiera in apertura della 61^ edizione del Sia Guest, il Salone Internazionale dell’Accoglienza che fino al 29 novembre, patrocinata da Federalberghi e Aipi-Associazione Italiana Progettisti in Architettura di Interni.
Buono anche il dato occupazionale da gennaio ad ottobre che, finalmente, con un +0,1% il saldo tra occupati a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, porta  alla tanto attesa inversione di tendenza rispetto al 2010.
Ai dati hanno dato un buon contributo le città d’arte e le località balneari che già dalla scorsa primavera erano viste dai tour operator internazionali foriere di una domanda in crescita di oltre il 10%.
“La nostra convinzione – commenta Federalberghi – è che il comparto e l’intero settore vada premiato per l’apporto che reca quotidianamente all’economia nazionale, annullando quei balzelli che come l’imposta di soggiorno rischiano di affossare i bilanci delle imprese e, con essi, quelli dei comuni che vedrebbero inariditi da un inevitabile calo dei flussi turistici i loro introiti fiscali”.

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