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Francesco Moser, campione della vigna.

“Io sono stato fortunato, me la cavavo bene a fare la bici. Ma è più facile correre che fare il vino”. Il signore che se la cavava bene a fare la bici si da il caso che il 24 gennaio 1984 abbia stabilito il record del mondo dell’ora su pista, 51 km e 151 metri, e che si chiami Francesco Moser.

Lo abbiamo incontrato qualche giorno fa a Piacenza, poche ore prima che partisse alla volta di Firenze per partecipare alla tavola rotonda WineTrend del Congresso AIS, ospite dell’enoteca Taverna del Gusto dove ha portato in degustazione le sue bottiglie di 51,151, il Trentodoc dal nome e dalle caratteristiche simbolo di eccellenza, in pista, in vigna e nella vita.

“La mia famiglia è nata nelle vigne del Trentino, mio padre era viticoltore e fino al 1960 facevamo il vino nelle nostre terre, poi davamo le uve alle cantine sociali” ci racconta il campione del mondo, decimo di dodici figli, sette maschi e cinque femmine. “Mio fratello Aldo inizia a correre nel 1951, l’anno in cui sono nato io. È il mio numero magico il 51… Si comprò la prima bicicletta vendendo le grappe di contrabbando! Correvano anche i miei fratelli Enzo e Diego, io ero il contadino di casa, ho iniziato a correre tardi, a 18 anni”. Ma quello che sei o che devi diventare, prima o poi viene fuori… il resto è storia dello sport italiano, quello sano, che se non conoscete vi invitiamo a scoprire.

Intanto nel 1974 Diego smette di correre e torna in vigna, tant’è che dall’anno successiva i Moser ricominciano a produrre vino e dal 1980 “a fare le cose seriamente. Il primo vino aveva la denominazione Sorni, poi venne il Teroldego e il Muller Thurgau. Nel 1984 quando ho fatto il record dell’ora un mio amico professore di enologia dell’Istituto Agrario San Michele mi mise in testa di creare un’etichetta con questo numero. E così abbiamo prodotto il nostro primo spumante metodo classico, anzi, champenois come si doveva dire all’ora. Tra due mesi festeggiamo i trent’anni, del record e del vino”.

Nel 1988 Francesco Moser appende la bicicletta al chiodo, compra un maso e svuluppa l’attività di famiglia introducendo nuove etichette e creando il museo – visitabile – della bicicletta: Maso Villa Warth è un piccolo borgo che domina la città di Trento, ex dimora vescovile del 1600 che oggi ospita le cantine di proprietà, circondate da 25 ettari di cui 10 di vigneto e 15 di bosco.

Dalla sfida con se stesso e con gli altri, in sella ad una bicicletta, al dialogo con la natura: “Non si può sfidare la natura, e quindi fare il vino è più difficile che correre, è un lavoro duro quotidiano in ogni situazione e condizione, non hai il controllo su niente… – continua Moser – Nella vigna però so fare tutto, mi piace, ci sono nato, non posso che occuparmi della coltivazione. Mio nipote è l’enologo. La nostra è una gestione familiare, tutti ci mettono del loro”.

E le referenze parlano da sole:

51,151 Trentodoc, dorato, dal perlage fine e persistente, profumo intenso e fruttato, gusto fresco, minerale ed elegante.

Moscato Giallo, paglierino con riflessi dorati, dalla nota aromatica di moscato molto intensa, fresco in bocca con sentori di frutta matura.

Gewurztraminer, giallo paglierino, con aroma di cannella e garofano, caldo e morbido al palato.

Riesling, giallo con riflessi verdi, dall’aroma floreale spiccato e dal gusto acidulo, secco e fruttato con ricordi di albicocca.

Muller Thurgau, giallo paglierino, molto aromatico e dal gusto fresco.

Chardonnay, giallo paglierino, dai precisi aromi floreali, fresco e aromatico.

Sanzorz, dal colore intenso con riflessi violacei, frutti freschi a bacca rossa al naso e leggermente mandorlato in bocca.

Rubro, dal colore rosso rubino con riflessi marroni, speziato con sentori erbacei e dal gusto asciutto con aromi di caffè e cioccolata.

Lagrein, rubino intenso, profumo fruttato con note spiccate di prugna, gusto pieno, corposo e persistente.

Passito del Maso, giallo dorato, profumo intenso di frutta secca e confettura, gusto dolce, intenso, fresco e vellutato.

“E pensare che volevo comprare una tenuta in Toscana e mettermi a fare Brunello, ma il richiamo della mia terra e delle mie origini è stato più forte”. E con questo, si vince sempre.

Alessandra Locatelli

 

 

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