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Paura in Francia per il batterio killer

hamburger-batterio-killerRitorna l’incubo del batterio killer anche se questa volta si tratterebbe di un ceppo diverso di E. Coli. E’ avvenuto in Francia, dove 7 bambini, tra i 20 mesi e gli otto anni, sono stati ricoverati in ospedale a Lille, nel nord del paese.  Di questi, uno è in prognosi riservata e tre in dialisi, per aver mangiato hamburger contaminati provenienti da una partita di “10 Steak Hachès” 100%, carne di bovino surgelata prodotto dall’azienda francese SEB, con sede a Saint Dizier, venduta nei supermercati francesi del gruppo Lidl, che li ha immediatamente ritirati dai discount d’Oltralpe. Il ceppo del batterio responsabile delle intossicazioni di questi bambini, stando alle dichiarazioni del Ministero della Salute francese, è quello più comune, cioè lo 0157, e non la variante 0104 che ha contaminato la Germania nelle settimane scorse, provocando la morte di 39 persone e oltre tremila intossicati.
La carne sospetta venduta in Francia proviene da Germania, Belgio e Olanda e Lidl Italia fa sapere che il prodotto surgelato incriminato non è mai stato in vendita presso i propri supermercati italiani. Tuttavia, ieri pomeriggio, i carabinieri dei Nas, su disposizione del ministero della Salute, hanno sequestrato 1.570 confezioni di hamburger da un chilo e 4 mila confezioni di polpette da 900 grammi, in tutto cinque tonnellate di prodotto, a marchio Steaks Country, dell’azienda francese incriminata. Il sequestro è avvenuto in provincia di Verona, nella piattaforma logistica della catena di supermercati Lidl che ora sta collaborando per il ritiro dei prodotti «sospetti». Adesso la carne verrà analizzata per sapere se anche nelle confezioni italiane sia presente il batterio.
La paura che si è diffusa tra tutte le associazioni di settore, anche se la filiera italiana non c’entra, è che il nuovo allarme possa causare altri problemi al mercato alimentare italiano facendo crollare il consumo di bovino nostrano.
La Cia (la Confederazione degli agricoltori), rassicura che «le nostre produzioni sono assolutamente sicure e facilmente riconoscibili dall’etichetta d’origine, che per le carni bovine è obbligatoria per legge» e che, dopo la vicenda della mucca pazza, l’Europa ha messo in piedi un sistema di controllo che garantisce la tracciabilità della filiera.

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