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Green carpet e dossier: la Coldiretti analizza le Terre d’Italia in mani straniere

La passerella di prodotti delle star è l’occasione per riflettere sulla crescita degli investitori internazionali, oltre 17mila, nelle campagne nostrane.

Roma. Negli stessi giorni della Festa del Cinema nella capitale, con il red carpet all’Auditorium Parco della Musica, c’é anche il “green carpet” allestito dalla Coldiretti per una mostra espositiva dei prodotti alimentari delle star straniere. Mostra che è stata organizzata in occasione dell’Assemblea elettiva del nuovo Presidente, Roberto Moncalvo.

In una sala della sede di Coldiretti sono stati resi visibili ad esempio il Chianti classico, l’olio extravergine di oliva, il miele d’acacia e di castagno prodotti nell’azienda di Sting “Il Palagio”. E ancora il Rosso Marche Igt firmato Bob Dylan, il vino prodotto dal popolare giudice di Masterchef Usa e Italia Joe Bastianich, o quello del calciatore Vincent Candela. Sono solo alcuni esempi di prodotti di star internazionali che hanno investito in Italia, esposti nella passerella romana.

La mostra è stata accompagnata dal primo rapporto “Terre d’Italia in mani straniere” in cui la Coldiretti evidenza che molti grandi marchi del Made in Italy non hanno più la bandiera tricolore. Si registra un aumento dell’11% delle aziende agricole passate in mani estere durante gli anni della crisi. Sono dati che dimostrano come l’agricoltura sia stato il settore che abbia maggiormente attirato gli stranieri. Si conta un totale record di oltre 17.000 imprenditori agricoli stranieri che operano in Italia.

Sul podio degli investitori stranieri – spiega la Coldiretti – ci sono i tedeschi (15%) ed i francesi (8%). Forte la presenza anche di rumeni (5%), statunitensi (4%), inglesi (4%) e belgi (3%). Si rileva dal Dossier che la maggioranza delle aziende agricole acquisite dagli stranieri si trovi in Toscana (14%), Sicilia (13%), Veneto, Lazio e Campania (7%).

«Gli stranieri investono nell’agroalimentare Made in Italy – prosegue l’Organizzazione professionale – perché gli ottimi risultati fatti segnare sul mercato estero, grazie all’immagine conquistata nel tempo, dimostrano che nel settore, anche se non c’è ancora il giusto reddito, c’è una prospettiva di futuro che non viene adeguatamente riconosciuta in Italia». Troppo spesso – conclude Coldiretti – si preferisce guardare al contingente e non al modello di sviluppo sul quale puntare per far crescere il Paese e cioè le leve uniche ed inimitabili di distintività come cibo, territorio, tradizione, cultura e paesaggio.

Monica Menna

 

 

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