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Hong Kong crocevia della gastronomia internazionale

Il resoconto del viaggio all'interno del summit internazionale di gastronomia tenutosi ad Hong Kong, organizzato dalla GVCI.

hong-kong-gala-premiatiTrascorrere una settimana ad Hong Kong rimbalzando da un evento all’altro dell’intenso programma del Summit, organizzato dai cuochi italiani aderenti alla rete GVCI (www.itchefs-gvci.com), può essere al tempo stesso entusiasmante o deprimente, dipende dal punto di vista.
Mentre mi trovavo seduto a cena al Ristorante Tosca, aperto da pochi mesi al 102° piano del grattacielo più alto della città, building (come lo chiamano gli anglosassoni) che ospita 3 istituti bancari fino al 109° piano, quindi, negli ultimi 9, il prestigiosissimo Ritz Carlton di Hong Kong, ascoltavo attento i numeri sciorinati dallo chef italiano Vittorio Lucariello.
Investimenti milionari che, però, verranno coperti in breve tempo visto che ogni mese il solo ristorante italiano (allo stesso piano del cinese “Tin Luun Heng”), incassa l’equivalente di 600.000 euro.
Così si potrebbe raccontare per tutti gli altri ristoranti italiani che macinano soldi, che non chiudono mai, che hanno un numero di dipendenti che in Italia non ci si potrebbe permettere.
Entusiasmante, dunque, una città dinamica, frizzante, che rispecchia appieno la forza di un paese, la Cina, che ha uomini e mezzi per affrontare da protagonista il futuro prossimo, una ristorazione che soddisfa chi la propone e promuove, chi tutti i giorni la frequenta, in locali sempre pieni, qui sì, da far fatica a prenotare, ma con un giro tale ed una preparazione all’accoglienza che non si perde un cliente.
Deprimente, per il confronto, per le parole lette, in una delle notti insonni, dalla bacheca Facebook di un cuoco nostrano, che si dispiaceva per la crisi di presenze nei ristoranti di tanti colleghi della capitale, ma anche, peggio, per la crisi negata e addirittura sbeffeggiata da un premier (allora ancora in carica) che si permette di affermare che “i ristoranti sono pieni”, dunque…
hong-kong-vistaNoi però ci siamo e ci facciamo onore, non solo per gli ottimi e sempre più numerosi ristoranti italiani che primeggiano in Oriente, ma anche per questo summit organizzato da Rosario Scarpato e Paolo Monti, con un Mario Caramella, il presidente GVCI, che nella cena di gala tenutasi nell’immensa sala della fiera di Hong Kong, ha guidato un team formato da Marco Sacco, Sergio Vineis e Luca Collami, riuscendo a servire 500 invitati, colpiti per i piatti gustati.
Un Summit che ha visto i fratelli Cerea incontrare, presso il bellissimo 8 ½, i 25 migliori chef stellati, di ogni cucina, cinese, giapponese, francese, della città, invitati dal patron Umberto Bombana, e confrontarsi sul futuro della cucina internazionale.
Un evento contenitore che ha coinvolto centinaia di appassionati di questa parte del mondo, che si sono prenotati da mesi per poter assaggiare i piatti cucinati a quattro mani nei diversi locali, con cuochi italiani nostrani e cuochi italiani residenti in tutto il mondo, una sorta di nuova colonizzazione della quali i nostri grandi professionisti costituiscono un avamposto.
Allora forse il bilancio, anche emotivo, dev’essere positivo e lasciar spazio all’entusiasmo, perché eventi come questo dovrebbero ripetersi senza sosta per sostenere la nostra cucina, per usarla come traino di un’economia che porterebbe frutti a tutti, alla produzione agroalimentare, ma anche al turismo, perché una volta assaggiata la nostra cucina, il passo successivo è di venire a provarla in Italia.

Aldo Palaoro

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