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I paradossi alimentari secondo Michael Pollan

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“Non si ha molto tempo per cucinare, ma si passa molto più tempo a parlarne e a guardarlo in televisione”, è forse questo il più assurdo dei paradossi che Michael Pollan ha evidenziato nel suo intervento al Festivaletteratura di Mantova. Un festival anch’esso, in questa edizione, vittima del piacere del cibo, visti i sempre più numerosi eventi collaterali dedicati al tema, come l’originale iniziativa Food Joy, ideata da Arianna Gandolfi, dove abbiamo ascoltato le parole di Roberta Corradin e Martina Liverani, due tra le scrittrici più felicemente intelligenti e ironiche del cibo italiano.
“Il cibo salutare è quello che sta in silenzio” ci ha spiegato Michael Pollan, specificando con questo quanto siamo vittime di trasmissioni televisive ma anche di etichette e packaging che tutto sono e tutto raccontano tranne che la verità sul cibo.
“Non è la scienza dell’alimentazione la strada migliore per riconoscere il valore del cibo. – afferma lo scrittore – Pur importante questa disciplina è ancora relativamente giovane, paragonabile alla chirurgia del 17° secolo, e come tale può fuorviare. Ciò che conta davvero è la cultura, anche quella delle nostre nonne che, spesso, ne sanno di più degli scienziati”.
Non a caso in uno dei suoi libri di maggior successo  – Breviario di resistenza alimentare – lo scrittore cita alcune regole per distinguere il cibo vero da quelli che lui stesso definisce “i commestibili simili al cibo”, tra le quali: evitate cibi con ingredienti che un bambino di terza elementare non riuscirebbe a pronunciare; evitate prodotti con ingredienti che nessun essere umano normale terre in dispensa (e cita: digliceridi etossilati, cellulosa, gomma xanthan, propniato di calcio, solfato di ammonio ecc…); non mangiate niente che la vostra nonna non riconoscerebbe come cibo.
Da qui prende le mosse il suo ultimo libro – Cotto – in cui Michael Pollan intraprende un lungo viaggio nei quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco) con cui, dalla memoria dei tempi, si è cominciato a cuocere, svolgendo quell’atto che definisce l’essere umano e segna l’inizio della cultura, secondo Claude Lévi-Strauss.
“Un’azione, l’atto di cucinare, che ha subito trasformazioni profonde arrivando ad incidere, sia negativamente che positivamente, nella vita moderna: affidando all’industria il compito di preparare i cibi ha liberato il tempo delle donne, evitando molti conflitti nelle dinamiche familiari; ha permesso una diversificazione della dieta, ampliando la gamma dell’offerta alimentare. Ma, di contro, sta generando profonde distorsioni perché se i nostri stomaci riescono ad assorbire l’1% di ciò che viene prodotto, Wall Street vuole il 5% e quindi, con le tecniche più differenti, si attua la strategia di mangiare di più, sempre di più, grazie a cibi che costano sempre meno e che causano inoltre un aumento dello spreco” afferma Pollan.
Negli Stati Uniti si mangia ad ogni ora, in Italia si sta assistendo “al cibo ti segue ovunque”, basti pensare agli oltre 2,4 milioni di distributori vending sparsi ormai in ogni luogo.
La soluzione al paradosso alimentare? Secondo Michael Pollan “si deve tornare in cucina per una migliore preparazione degli alimenti e per mangiare assieme”. Tutto questo si chiama food sinergy e sta ad indicare la complessità del cibo come elemento di cultura e di piacere.

Luigi Franchi

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