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I viaggi del gusto locomotiva del turismo

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Che l’enogastronomia possa fungere da traino al settore del turismo lo pensavano già in molti. Del resto, per averne conferma è sufficiente considerare il gran numero di trasmissioni a tema culinario presenti ormai su ogni canale televisivo o quelle che coniugano viaggi e buon cibo, in onda sulle reti più ‘giovani’. Finora, però, a quella che era una semplice sensazione, mancava il conforto di dati e numeri certi. A sopperire a questa carenza ci hanno pensato Aigo, società di consulenza in marketing e comunicazione, specializzata in turismo e ospitalità, e Pangea (il network internazionale di cui è socia fondatrice), grazie a un’indagine su un panel di operatori del settore in cinque diversi Paesi: Francia, Germania, Spagna, Uk e Italia.
Il risultato? Il fattore food influirebbe sulla scelta del viaggio secondo il 66% degli intervistati, pur con scostamenti significativi, visto che si oscilla dall’82% espresso in Spagna al 55% della Germania. Tutti (o quasi) sono in ogni caso d’accordo sul fatto che il turismo enogastronomico sia un segmento in crescita: consistente per il 38% e buona per il 40%; mentre solo l’8% lo ritiene stabile. Che sia notevole o contenuto, sicuramente si tratta di uno sviluppo che inizia a incidere in misura sensibile sul giro d’affari degli operatori turistici coinvolti. Il 6%, infatti, dichiara che questo segmento va a costituire ormai oltre il 30% del proprio fatturato; il 16% si attesta sul 30% e il 39% sul 10%. Non è un caso, quindi, che il 41% delle realtà coinvolte offrano già pacchetti a tema food&wine, e che il 29% intenda comunque farlo.
Quella a carattere enogastronomico, inoltre, è una vacanza che garantisce a quanti la propongono entrate mediamente più elevate di altri tipi di turismo. Il 45% dei turisti del gusto, infatti, spende dai 100 ai 250 euro al giorno: una cifra già di per sé superiore a quella sborsata dai viaggiatori leasure o culturali, che non superano i 100 euro; ma il 12% arriva persino a 500 euro e il 9% li supera addirittura.
Associati a questo tipo di viaggio sono per il 51% i classici itinerari culturali, mentre il 17% lo propone unito a benessere e relax, il 14% a eventi a tema e l’11% a shopping: pacchetti che prevedono per il 55% visite a mercati e produttori di tipicità locali, la partecipazione a eventi a tema per il 20% o, per il 13%, a laboratori di cucina.
In quanto alle mete, gli italiani riconoscono alla Toscana la leadership indiscussa in fatto di turismo enogastronomico, seguita da Piemonte, Sicilia, Puglia ed Emilia Romagna, mentre indicano in Francia, Spagna e Usa le più papabili destinazioni del gusto oltreconfine. È interessante notare, poi, che la Thailandia è sempre presente tra le preferenze di francesi, spagnoli e inglesi, che indicano come regione culinaria preferita Londra.
Infine, in quanto a tempo di permanenza, il 58% di questo tipo di viaggio copre il week end, mentre nel 23% dei casi si protrae addirittura una settimana. L’identikit dei turisti golosi? Per il 58% sono tra i 35 e i 55 anni, il 30% supera i 55, e pochissimi, invece, sono di fasce di età inferiori. Tutti, in ogni caso, sono pronti a partire al motto di ‘eat well, travel often’, con una buona capacità di spesa e forti di un apprezzabile livello culturale.

Mariangela Molinari

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