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Identità Milano, l’attesa golosa e curiosa

Ancora 2 settimane ed il popolo dell’enogastronomia, da domenica 9 a martedì 11 febbraio, si ritroverà tutto a Milano per il Congresso di Identità Golose.

Giunto alla sua decima edizione è ormai un appuntamento fisso nel calendario delle manifestazioni legate a questo settore. Ne ricordo la nascita, perché tra i primi coinvolto nel dare assenso al sostegno da parte di alcuni marchi (Piazza, Broggi e Villeroy & Boch) che, senza sapere cosa fosse, parteciparono offrendo la disponibilità di strumenti di cottura e di servizio, nonché di consulenti che sopperivano alla naturale inesperienza da prima volta. Nessuno sapeva cosa fosse realmente questo convegno sparo tra le sale di Palazzo Mezzanotte a Milano, un’intuizione felice, però che in poco tempo ha visto la necessità di spostarsi in strutture più spaziose, mentre l’evento prendeva il volo per altre località in Italia e nel mondo, tanto che oggi la definizione è Identità Milano.

Credo siano due le motivazioni del successo della manifestazione, una che rivoluzionava un’atteggiamento tipico del cuoco, se vogliamo dell’uomo, ad essere individualista e diffidente, a non permettere a nessuno di conoscere i propri segreti, un’altra, invece, molto attuale, legata al nuovo modo di fruire qualsiasi cosa in modo collettivo e dichiarato.

I cuochi che, ricordo bene essendo nato in un grand hotel di lusso degli anni ’60, non passavano una semplice ricetta alla moglie del direttore, ora hanno capito che condividere significa crescere, così il palcoscenico di una manifestazione, specie se ben congegnata, non solo da risalto e visibilità, ma permette di trasmettere e ricevere suggerimenti, consigli, spunti, per sviluppare al meglio la propria creatività, che tale rimane e non teme copie, tutt’al più emulazioni che danno ancor più credito.

Dall’altra parte la chiave del successo è stato prendere un po’ di professionisti e gettarli in una stessa arena a stretto contato con il variegato mondo della comunicazione che fino ad allora doveva viaggiare e sudare per parlare con un cuoco sia per la stanzialità che ciascun ristoratore applicava alla propria vita quotidiana, sia per la difficoltà nel comunicare anche solo coi propri clienti.

Ora, come dadi, mischiati per bene e buttati su di un tavolo di gioco ben apparecchiato dal terzo elemento del settore, i produttori, rimbalzano allegramente tra sale tematiche, momenti celebrativi, salotti per pettegolezzi e banchi d”assaggio, tutti soddisfatti di poter ritrovarsi e riconoscersi sentendosi parte di un mondo che funziona.

Andiamo, dunque, ad incontrare amici e colleghi, io, spero di vedere ancora una volta chi ha ispirato tutta la nostra categoria in questi ultimi anni, per esprimergli tutta la nostra gratitudine, Gualtiero Marchesi.

 

Aldo Palaoro

 

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