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Il caviale italiano va in Russia

L’obiettivo è ambizioso, ma a Calvisano quelli di Agroittica Lombarda lo stanno perseguendo da anni e finalmente ci sono riusciti: esportare caviale italiano in Russia. Come è noto i paesi dell’est europeo sono forti consumatori di caviale e le produzioni di quello selvatico si stanno riducendo in maniera drastica.

“In questo momento i consumi di caviale in Russia, anche quelli d’élite, continuano a crescere – ha spiegato il console russo a Milano Alexei Paromonov – Nello stesso tempo il prodotto interno, il cosiddetto caviale selvatico, non riesce più a soddisfare le richieste a causa dello sfruttamento al di sopra della sostenibilità degli storioni del Mar Caspio (circa il 90 per cento del totale mondiale) dai quali si produce il caviale. È allo studio una moratoria per la pesca dello storione che sarebbe dovuta entrare in vigore all’inizio del 2013, invece le trattative sono ancora in corso perché occorre trovare un accordo tra le ex repubbliche sovietiche che si affacciano sul Mar Caspio. Sono stati avviati alcuni nuovi allevamenti, ma occorre ancora del tempo prima che la produzione entri a regime”.

Grazie ad un accordo con un’azienda di distribuzione della Federazione Russa, Agroittica arriverà ad esportare, entro il 2015, cinque tonnellate di caviale, per un valore al consumo di 10 milioni di euro. La presenza sul mercato russo è stata avviata nel 2004, quando l’azienda bresciana cominciò a esportare nella Federazione la carne di storione bianco in seguito della diminuzione dell’offerta di storione pescato nel mercato interno russo. Ma i dati di vendita hanno cominciato a diventare significativi dal 2012 quando l’export ha raggiunto circa una tonnellata di caviale Calvisius.

“Il raggiungimento di questo traguardo è il frutto di un grande impegno da parte di tutta la nostra azienda, a partire dall’allevamento e dalle lavorazioni effettuate nel reparto produttivo, per passare alla ricerca e allo sviluppo, alla garanzia della qualità e alla funzione commerciale. Anche i tecnici russi, venuti a controllare la fasi della lavorazione, ci hanno detto che non c’era alcunché da cambiare”, ha precisato il presidente di Agroittica Lombarda, Giovanni Pasini.

Una conferma di come tecnologia, qualità dei processi produttivi e sicurezza alimentare sano le carte vincenti del made in Italy alimentare.

 

Luigi Franchi

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