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Il nuovo Metodo Classico di Roverè della Luna

Il Trentino dei boschi centenari e delle cime maestose, è anche uno straordinario vigneto a cielo aperto che da secoli produce vini prelibati da apprezzare con una gastronomia ricca e golosa. Sono tante le realtà vitivinicole trentine protagoniste ormai indiscusse nel comparto, ma è in particolare verso le bollicine che l’Italia intera ha un debito di riconoscenza nei confronti di questo territorio e di Giulio Ferrari, precursore assoluto del Metodo Classico come oggi lo conosciamo, che nei primi del Novecento, dopo aver studiato ed essere andato a bottega oltralpe, seppe lanciarsi nell’avventura straordinaria del vino, stimolando prima i piccoli produttori locali e poi via via l’intero settore. Una nuova “bolla”, è entrata a far parte in questi giorni della famiglia Trentodoc, il suo nome è Vervè ed è prodotta nelle versioni brut e rosè dalla Cantina Roverè della luna, nell’omonima località trentina. Una bottiglia dal packaging accattivante per un brut con oltre 30 mesi di maturazione in bottiglia, che si rivolge a un pubblico di amatori ma che strizza l’occhio anche alle giovani generazioni e al momento dell’aperitivo. Due millesimati, frutto della vendemmia 2012, presentati nel corso di un grande evento a Roverè della Luna, sabato 14 novembre. Il Brut è composto da un 40% di Pinot Bianco – proveniente dalla zona Dozzeri che celebra il territorio di Roveré diversificando questo Spumante da altri in circolazione -, 40% Chardonnay e 20% Pinot Nero, mentre il Rosé è ottenuto per il 100% da Pinot Nero. “Siamo la quarantaduesima etichetta a entrare nel Consorzio Trentodoc – afferma il Direttore di Roverè della Luna, Corrado Gallo – e abbiamo soltanto da imparare, ma abbiamo voluto metterci in gioco augurandoci che apprezzerete i risultati del nostro lavoro. Nel frattempo stiamo lavorando a una Riserva che probabilmente vestiremo con un abito più classico, ma è ancora presto per dirvi quando verrà alla luce”. “La volontà – ha spiegato il presidente della Cantina Diego Coller – è quella di ritagliarci il nostro spazio sul mercato puntando su una forte differenziazione al fine di intercettare nuove fasce di consumatori, che al Metodo Classico Trentino spesso preferiscono altri tipi di bollicine. Ne è risultato un prodotto giovane ma di grande qualità, frutto di tre anni di lavoro e ricerca, che ci auguriamo apprezzerete”. Una scommessa “che rompe le regole del gioco”, conferma l’Assessore provinciale Michele Dallapiccola: “Una nuova occasione per far conoscere anche questo angolo di Trentino e per promuovere la cultura del vino buono e di qualità. Spesso noi trentini tendiamo a non metterci in mostra, con il rischio di non farci notare, ma dobbiamo uscire da queste logiche e gridare al mondo quel che siamo capaci di fare. L’augurio è che questo sia solo un episodio dei tanti che riusciremo a scrivere tutti insieme per promuovere il nostro territorio e le sue eccellenze”. Bruno Lutterotti, neopresidente Cavit, ha manifestato apprezzamento per la scelta estetica complimentandosi al contempo per la capacità di osare dimostrata dalla Cantina. “Del resto il mercato e le recenti analisi di marketing – ha sottolineato – dimostrano come sia necessario andare anche in questa direzione”. “Sono certo – ha concluso – che a quest’abito si accompagni anche una grande qualità del prodotto, vista la grande tradizione ed esperienza della Cantina di Roveré”. Davvero un momento d’oro per lo Spumante Metodo Classico trentino celebrato con tutti gli onori al Merano Wine Festival appena concluso, in una degustazione con una ventina di cantine e notevoli profondità, condotta da Marco Sabellico, direttore Guida Vini d’Italia Gambero Rosso.

Luca Bonacini

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