Luigi Gandola: la miglior scelta che potessi fare
9 Giugno 2019
Granoro riduce la plastica nelle confezioni di pasta
14 Giugno 2019

Il Ristorante Marconi festeggia 10 anni di Stella Michelin

Il Ristorante Marconi ha festeggiato i 10 anni di Stella Michelin e lo ha fatto radunando i colleghi, gli amici e i giornalisti che negli anni, esattamente dal 1983, hanno apprezzato la cucina della famiglia Mazzucchelli.

E’ una storia che merita sempre di essere ricordata perché inizia nella periferia bolognese, sospesa tra gli ultimi km di pianura e le prime salite verso l’ Appennino Tosco-emiliano: una posizione non a portata di mano, insomma. Eppure qui, negli anni, sono arrivati i gourmande da tutta la Regione e poi da tutta Italia per conoscere una cucina che da trattoria è via via cresciuta fino a diventare una cucina contemporanea, di ricerca ma senza mai esasperarsi in insensati manierismi.

Al Marconi c’ è dedizione al lavoro, metodo, determinazione e obiettivi: una realtà che involontariamente è diventata una “scuola” per il modo in cui ha saputo evolversi, pur rimanendo fedele all’ originalità, ha saputo rimanere a passo con i cambiamenti del settore, crescere pur rimanendo un’ attività a conduzione familiare.

Ieri la mamma e il papà, oggi Aurora e Massimo a cui si è aggiunta anche Mascia, la sorellina più piccola ormai cresciuta che si è ritagliata un suo posto nell’ azienda di famiglia.

Un’ azienda che tre anni fa, oltre ad aver rinnovato il look, si è anche ramificata in un settore affine, quello della pizzeria-bakery, inaugurando il format “Mollica”, che ben presto si è inserito fra gli indirizzi delle migliori pizzerie dell’ Emilia Romagna.

Anche questa giornata di festa per Aurora, Massimo e Mascia ha significato lavoro, e anche parecchio: per questo li abbiamo intercettati mentre pensavano a far star bene tutti colori che sono arrivati per festeggiarli; Aurora in cucina e Massimo in sala, come qualsiasi giorno di lavoro.

Massimo, come è cambiato il mondo della sala in questi 10 anni?

“Credo che finalmente si stia sviluppando un servizio all’ italiana. La sala deve essere attenta, elegante, rigorosa ma non dobbiamo mai dimenticare ciò che contraddistingue noi italiani, cioè il calore. E poi i vini: la realtà vitivinicola italiana sta vivendo un momento importante come produzione e come promozione”.

Facendoci spazio tra i vassoi, arriviamo in cucina perché anche oggi Aurora è lì, intenta a impiattare con precisione la selezione di piatti che riassumono il suo percorso.

Aurora, dal conferimento della Stella Michelin ad oggi sono cambiate tante cose nel mondo della ristorazione: voi vi siete adattati a questi cambiamenti?

“Abbiamo deciso di fare questo lavoro per il lavoro stesso. Non siamo bravi ad “adattarci”: i miei piatti devono sempre appartenermi. Come nel caso di stasera: ho preparato un’ “ingera”, piatto tipico etiope, perché ho fatto un viaggio lì con una Onlus con cui collaboro e ho interpretato questo piatto perché l’ ho sentito. Nei miei piatti trasferisco le mie esperienze. La mia cucina, appartenendomi tanto, ha avuto momenti diversi: alcuni più tranquilli altri di grande creatività, però non seguo mai le tendenze, parte sempre tutto da me. Anche la Guida Michelin si è evoluta: non guarda solo all’ alta cucina e al servizio rigido ma guarda soprattutto alla qualità, anche se non è incasellata nel concetto di alta cucina”.

Bologna sta sviluppando finalmente un movimento turistico in cui l’ enogastronomia, al pari dell’ arte, gioca un ruolo importante: voi vivete  il riflesso di questo momento felice della città pur non essendo in centro?

“Non tantissimo. In città ci sono più turisti ma è cambiato il loro modo di comportarsi: una volta il turista straniero prenotava in anticipo e arrivava puntuale, oggi invece capita che facciano prenotazioni ma che non si presentino. Probabilmente, quando arrivano in città sono sommersi da offerte legate al food e questo li frena nel fare 20 km in più”.

Proviamo a spiegare a questi turisti perché dovrebbero fare questi 20 km in più: com’ è oggi la cucina del Marconi?

“E’ una cucina di qualità del territorio, anzi di due territori: io ho avuto il papà bolognese e la mamma siciliana, quindi qui al Marconi facciamo ancora la sfoglia e c’ è ancora tanta manualità tradizionale; poi gli abbinamenti, anche con l’intento di alleggerire le ricette classiche, sono più contemporanei. Dalla Sicilia ho preso tante verdure e l’utilizzo dell’olio extravergine d’ oliva. Oltre alla tradizione a me piacciono anche i tagli inusuali, come le frattaglie, e poi il pesce, anche di lago: in effetti c’ è molto da “divertirsi”.

Oggi il ristorante compie 10 anni di Stella Michelin ma la storia è molto più lunga: come è cambiata la cucina?

“In questi anni al Marconi ci sono stati anche tanti cambiamenti: andando a ritroso nel tempo, ricordo la cucina di mio padre che era molto più rotonda e bolognese, mentre io mi sento più vicina al Mediterraneo: con il tempo però ho recuperato la parte bolognese di mio papà e l’ ho rielaborata. C’ è stato il mio percorso personale: da piccola non amavo molto le spezie, mentre adesso le uso tantissimo e ho introdotto spezie poco utilizzate nella nostra cucina tradizionale”.

Il tempo stringe, gli ospiti desiderano salutare i titolari che li hanno sempre accolti con calore offrendo loro la migliore esperienza possibile ed è giusto lasciar loro raccogliere questo momento d’ affetto.

Ci diamo un appuntamento ideale fra altri 10 anni, magari con un’ altra Stella.

Manuela Di Luccio

Ristorante Marconi

Via Porrettana n.291, 40037  -Sasso Marconi- (BO)

www.ristorantemarconi.it

Print Friendly, PDF & Email