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Intervista a Burdese presidente di Slow Food Italia

intervista-burdeseIl 18 giugno trecento piazze d’Italia festeggeranno il venticinquesimo anniversario di Slow Food, il movimento fondato nel 1986 da Carlo Petrini, oggi diventato internazionale, con oltre 100.000 iscritti in 130 paesi del mondo.
Un movimento in cui una molteplicità di soggetti vanno a costituire un network che passa per i presidi, l’Arca del gusto, le Comunità del cibo, i Mercati della Terra, le Osterie d’Italia, gli Orti in condotta, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche. Ma, su tutto, restano le Condotte a tenere unite le persone attorno ad un progetto comune di difesa dell’agricoltura, della qualità del cibo, attraverso azioni sostenibili e condivisibili.
Con Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, abbiamo parlato del presente e del futuro dell’associazione.

Venticinque anni sono un lungo cammino, chi avete incontrato, cosa avete raccolto, quali sono i valori che siete riusciti ad affermare? E cosa succederà domenica 18 giugno nelle piazze italiane?
“Saranno proprio le nostre Condotte a dar vita a questa grande e diffusa festa per i primi 25 anni. Nelle piazze i nostri soci racconteranno le idee e i progetti che abbiamo realizzato in questo lungo tempo, ma con lo sguardo al futuro, perché il nostro compito non si è certo esaurito. Anzi, mai come ora abbiamo la percezione che i temi attorno a cui lavoriamo da tempo stanno penetrando il tessuto sociale e culturale italiano. Non dobbiamo inventarci nulla ma prendere il meglio di quanto già esiste, attraverso la formidabile azione di rete che siamo riusciti a creare e che diventa occasione di crescita, con il contributo di altre idee e di altri sguardi. Ogni nostra capacità individuale vale molto di più se è condivisa. Ecco, nelle piazze del 18 giugno ci sarà una grande forza di condivisione.”
Il programma delle iniziative è decisamente ricco e il modo migliore per decidere in quali piazze andare è la consultazione sul sito www.slowfood.it.
Venticinque anni corrispondono al periodo generazionale di un’Italia che è stata invasa da una comunicazione mediatica molto spesso fuorviante rispetto alla realtà. In questo scenario come è cresciuto il movimento, quanta presa ha sulle giovani generazioni?
“Slow Food ha centomila soci, di cui oltre il 25% sono giovani al di sotto dei trent’anni. Questo è il primo grande risultato . Nei giorni scorsi a Bra c’è stata una convocazione spontanea di ragazze e ragazzi arrivati da ogni parte d’Italia per confrontarsi attorno ai temi portanti del movimento e questo è il segnale di come la voglia di esserci rimanga un valore inattaccabile.”
La conferma viene anche dal le iniziative di Slow Food, ultima in ordine di tempo Slow Fish a Genova, dove i mille e mille volti che si incontrano sono in prevalenza giovani, curiosi, interessati a capire cosa significa produrre e consumare in modo buono pulito e giusto.
Quanto ha inciso la filosofia slow nelle azioni dell’industria alimentare o delle grandi multinazionali, dove la sensazione è quella di una maggior attenzione ai temi della produzione di qualità?
“E’ evidente a tutti che i temi che noi affrontiamo da tempo sono di grande importanza per il futuro del pianeta e su questi la gente chiede, ha bisogno di sapere di più. Se attorno a questi argomenti le imprese costruiscono qualcosa di solido, tangibile e trasparente non può che migliorare la situazione. Diversamente verranno subito scoperte. In ogni caso per noi è importante garantire ai piccoli produttori che ogni giorno, in ogni parte del mondo, lottano per difendere il loro patrimonio di biodiversità e cultura il più grande sostegno, dando voce alle loro produzioni, ai territori, ad un mondo in cui l’economia sia al servizio degli uomini e della natura e non il contrario.”
Ringraziamo Roberto Burdese per la piacevole conversazione.

Luigi Franchi

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