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La cena del nodo d’amore

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Era il 1993 quando l’Associazione Ristoratori di Valeggio sul Mincio diede vita alla prima edizione di questo che è diventato un evento distintivo della qualità gastronomica di Valeggio sul mincio: la cena del Nodo d’amore che accoglie circa 5.000 persone da ogni parte d’Italia e d’Europa per degustare, serviti a tavola, i mitici tortellini di Valeggio, serviti all’unisono nell’arco di una manciata di minuti.
Il tortellino di Valeggio, per la sua particolare sottilissima sfoglia, richiede infatti cura minuziosa nel preparalo, nel servirlo e nel mangiarlo.
E il capolavoro che riescono a realizzare, in termini organizzativi e scenografici, i ristoratori di Valeggio rende l’evento – quest’anno in programma martedì 17 giugno – decisamente irrinunciabile, anche se temiamo che ci sia da fare un po’ di coda per assicurarsi un posto a tavola e quindi meglio prenotarsi fin d’ora per la prossima edizione. Dell resto anche per cenare da El Bulli ci volevano sei mesi d’anticipo.
Ma comunque provateci: per maggiori info info@ristorantivaleggio.it

Nel frattempo godetevi la leggenda che ha dato origine al nodo d’amore di Valeggio e la breve conversazione avuta con un amico giornalista che ebbe il merito di parlarmi per la prima volta della Festa sul ponte di Valeggio: Morello Pecchioli de L’Arena, che ne fu in parte (come lui stesso afferma) ispiratore: “Le cose andarono così. Luigino Rigo, sindaco di Valeggio nel 1993, uomo ricco di buonsenso, umile e capace di coinvolgere e ascoltare la gente, mi telefonò una mattina alla redazione dell’Arena di Villafranca e mi informò: “Ho il Ponte Visconteo che compie 600 anni”. Appassionato di storia, amando Valeggio come amo Villafranca, mio paese natale, gli replicai senza indugi: “Facciamo una pagina intera”. “Lo so che l’Arena farà un bel servizio”, aggiunse Rigo, “ma vorrei che non solo il tuo giornale parlasse di questo anniversario, ma anche gli altri, a livello nazionale. Ho bisogno di un’idea. Perché non vieni a Valeggio a pranzo, mangiamo due tortellini al San Marco e facciamo una passeggiata sul ponte, io e te”. Accettai la proposta col solito entusiasmo, anche perché gli ingredienti per alimentarlo c’erano tutti. Per farla breve mi trovai “incinto” dell’idea prima ancora di arrivare a Valeggio. Sul Ponte dissi a Rigo: “Valeggio ha questo fantastico ponte che non ce n’è un altro al mondo, ha questo Borgo che è tra i più belli d’Italia, ha gli agnolini (pardon, i tortellini: ogni tanto mi scappa di chiamarli col loro vero nome), hai un’associazione ristoratori unita… perché non metti 1.500 persone a tavola per la festa di compleanno del Ponte di Gian Galeazzo Visconti?”.


Sul finire del Trecento il signore di Milano Giangaleazzo Visconti si appostò con le sue truppe sulle sponde del fiume Mincio. Nell’accampamento approntato per la notte il buffone Gonnella raccontò ai soldati di una leggenda locale: di come il fiume fosse popolato di splendide ninfe che di notte uscivano per danzare, ma che una maledizione aveva condannato a trasformarsi in orride streghe. Durante quella stessa notte le ninfe-streghe uscirono e iniziarono a ballare tra i soldati addormentati; il capitano delle guardie Malco, però, stava vegliando e alzatosi improvvisamente ne inseguì una; dimenandosi, la strega perse il mantello rivelandosi una bellissima ninfa, Silvia. I due si innamorarono e si giurarono eterno amore; prima di tornare nel fiume, la ninfa donò a Malco un fazzoletto dorato come pegno. La sera successiva durante dei festeggiamenti Malco riconobbe tra le danzatrici Silvia che per amor suo si era spinta tra gli uomini. Gli sguardi che i due si scambiarono ingelosirono però Isabella, nobile dama invaghita del capitano, che denunciò Silvia come strega. Le guardie intervennero per arrestarla, ma Malco permise alla ninfa di fuggire. Imprigionato, il capitano ricevette la notte stessa la visita di Isabella, che gli chiese perdono. In quel mentre comparve anche Silvia che propose all’amato l’unica via di fuga possibile: non sulla terra, ma nelle acque del fiume! I due si diressero al Mincio, inseguiti dalle guardie del Visconti: quando anche il signore di Milano giunse presso il fiume, vi trovò solamente il fazzoletto di seta dorata annodato dai due amanti per sigillare il loro amore.

 Luigi Franchi

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