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Le mance, dove e perché

La FIPE ha presentato nei giorni scorsi un curioso e interessante focus sulla mancia nei pubblici esercizi, realizzato in collaborazione con Adpt e Hotrec, che potrebbe tornare molto utile a chi viaggia e a tutti quei camerieri che, per un motivo o per l’altro, scelgono di andare a lavorare all’estero. Il focus prende in esame alcuni Paesi europei quali Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna, Svezia, Regno Unito e alcune delle principali economie extra europee, quali Stati Uniti e Giappone. Sarebbe stato interessante completare il focus con i Paesi cosiddetti BRICS che rappresentano le nuove economie globali, ma già questo è un buon report per soddisfare la curiosità.

Negli Stati Uniti la mancia prassi consolidata e diffusa e la gran parte dello stipendio dei camerieri dipende proprio dalla quantità di mance che riescono ad accumulare. Il quantum di una mancia varia, l’ammontare è a discrezione del cliente ed è generalmente almeno pari al 15% del conto. Ci sono regole ben precise anche per le modalità di distribuzione delle mance ed affermano che esse sono di appannaggio esclusivo dei dipendenti che le hanno ricevute e che ai datori è vietato impossessarsene.

In Giappone offrire un buon servizio è invece considerato dai camerieri un dovere per cui, per una questione d’onore, non si aspettano di riceverla. Anzi, qui la mancia non solo non fa parte del costume, ma si rischia per giunta di risultare maleducati nel caso in cui la si rilasci.

In Svezia, la mancia è una “donazione” diventata ormai consuetudinaria specialmente nei taxi e nei ristoranti, pur non appartenendo al costume tradizionale. Non ci sono regole precise che ne definiscono i criteri per la distribuzione: a volte è di proprietà del cameriere che l’ha ricevuta, altre viene condivisa con tutto il personale e sono i dipendenti stessi a deciderne le regole.

Mentre in Polonia, pur non essendo obbligatoria, si rischia di risultare maleducati nel caso in cui non si rilasci la mancia.

Quanto alla Spagna, la pratica delle mance risultata non obbligatoria ma sicuramente ben accetta. Le mance oscillano tra il 5% e il 10% del prezzo totale a seconda del gradimento del cliente e concorrono ad integrare il salario dei lavoratori, ma di fatto non ne fanno parte e, di conseguenza, non sono soggette ad imposta.

Il quantum di una mancia in Francia può variare da € 0,15 a € 1,50-2,30 a seconda della consumazione effettuata e solitamente il suo valore dipende dalla generosità del cliente. Sono anche previste precise norme per cui i principali non hanno il diritto di sottrarre al personale le mance non obbligatorie ricevute.

In Germania le mance sono invece diventate un vero e proprio costume e vengono considerate un “dono remunerativo”.

Nel Regno Unito, rilasciare mance è diventato un vero e proprio costume, anche se risulta meno comune laddove è previsto un costo del servizio nel conto finale, probabilmente in ragione del fatto che venga spesso confuso come mancia.

E in Italia? Il focus FIPE sull’argomento inquadra la qualificazione giuridica della mancia nell’ordinamento e ne approfondisce i profili lavoristici, fiscali e tributari, oltre ad analizzare la posizione della giurisprudenza e la questione del lavoro extra. Ma la realtà è che nel nostro Paese il tema è annoso e si misura con l’altro argomento su cui si dibatte da sempre: è giusto mettere nel conto il pane e il coperto? A cui ne aggiungiamo un altro: perché sono sempre meno i camerieri competenti e bravi?

Luigi Franchi

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