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Una lettera alla redazione per fare chiarezza sull’E. Coli

germogli-soia-ivo-srlIl ministro della Salute, Ferruccio Fazio, rassicura gli italiani in merito al rischio di contaminazione dal batterio killer Escherichia e raccomanda il consumo di frutta e verdura.
L’invito a non diffondere allarmi infondati, che danneggiano l’economia e i corretti stili di vita dovrebbe essere più esteso anche alle aziende italiane che producono germogli e che da questa vicenda ne usciranno gravemente danneggiate.
A tale proposito pubblichiamo una lettera che arriva in redazione proprio da una delle suddette aziende, la IVO S.r.l.  – Società Agricola  di S. Giorgio di Cesena – FC.

Egr. Direttore,
in riferimento alle notizie dei telegiornali e della stampa sulla tossinfezione alimentare tedesca secondo le quali sembra ormai assodato, secondo le fonti governative tedesche, che sia stata veicolata dai germogli prodotti da uno stabilimento di Bienenbuettel nel nord della Germania, ritengo sia opportuno un intervento, se lo vorrà fare, in difesa dei germogli prodotti dalle aziende italiane.
Noi “germogliatori” siamo un numero veramente esiguo, con un fatturato decisamente basso se paragonato a quello degli altri prodotti agroalimentari, e pertanto non abbiamo sufficientemente forza per poter divulgare alcune informazioni che ritengo sia indispensabile che il consumatore conosca e per rilanciare il consumo dei germogli freschi prodotti in Italia.
NON POSSIAMO PERMETTERCI UNA CAMPAGNA TELEVISIVA come fecero a suo tempo i produttori di pollame. Se non ricordo male all’epoca ci furono anche spot ministeriali e molti parlamentari e giornalisti si posero a difesa del nostro pollo. Famosa è rimasta l’immagine di Sposini che mangia il pollo durante una diretta del TG5.
Per quanto riguarda la mia azienda, e questo è anche un invito ufficiale ad una Sua gradita visita, abbiamo ricevuto varie visite ispettive sia da aziende nostre clienti, che da organismi ufficiali di controllo per l’osservanza dei dettami del disciplinare biologico, compreso quello della Forestale per la verifica che i controlli da parte del nostro organismo di controllo (IMC) fossero fatti come da regolamento, che dai normali organismi di controllo sulle produzioni alimentari, AUSL e NAS. Tutte queste verifiche hanno SEMPRE accertato che il nostro stabilimento e i nostri prodotti sono assolutamente in regola con la normativa vigente, anzi abbiamo ricevuto i complimenti da parte dei controllori per la precisione delle nostra tracciabilità e la quantità notevole di analisi effettuate sui nostri germogli da parte di un laboratorio accreditato. Tutte le analisi effettuate da questi organismi di controllo su campioni prelevati in varie parti d’Italia dai nostri clienti, per la ricerca di germi patogeni o prodotti indesiderati, hanno sempre dato esito negativo.
Sui nostri prodotti abbiamo investito denaro nostro, non pubblico e abbiamo speso tanto tempo ed ulteriori denari per farli conoscere al consumatore italiano, il quale fino ad alcuni anni fa conosceva solo il germoglio di soya (che in realtà è fagiolo mung verde – vigna radiata e non soya – glycine max) mentre  noi siamo in grado di produrre oltre 60 varietà diverse.
Nonostante tutto ciò, oggi vediamo questi prodotti estremamente validi sotto il punto di vista nutrizionale, sul banco degli accusati, ma il dramma è che lo sono senza nemmeno l’avvocato d’ufficio.
I telegiornali hanno riportato il fatto che in nessuno dei prodotti prelevati dell’azienda tedesca sia risultato positivo al E.coli O104, nessun campione prelevato in tutta Europa delle varie ditte produttrici di germogli è risultato positivo al E.coli O104, lo stesso dicasi per i campioni prelevati presso di noi.
NON AVENDO TROVATO NULLA SUI GERMOGLI, come possono continuare ad affermare che il problema è in questi prodotti?  In questi giorni abbiamo sentito tutte una serie di affermazioni fatte dai Tedeschi, ma mai suffragate da riscontri analitici.
Prima i germogli di soya, si badi bene all’ignoranza in materia di chi confonde soya con fagiolo mung, poi i semi di soya, poi germogli di legumi tra cui lenticchie, fagiolo azuki, fieno greco e erba medica, questi ultimi non propriamente leguminose, poi bietola, ed infine, ma sarà finita? Germogli di aglio, cavolo broccolo, e ancora fieno greco.
Su tutti questi NON HANNO TROVATO IL BATTERIO. Però sostengono che è lì. Sembra che il Coli 104 sia stato trovato in una busta aperta di germogli di “soya” buttati nel bidone della spazzatura da una famiglia contagiata. È un modo per lo meno strano di prelevare campioni da cui dire poi che i germogli sono “infetti”.
Sempre dai telegiornali abbiamo appreso che sembra che un dipendente sia un portatore sano di questo batterio, poi sembra che 3 o 5 dipendenti che hanno mangiato germogli si siano ammalati.  Oggi si è sui è raggiunto l’assurdo dichiarando che sembra che i dipendenti che hanno mangiato germogli di aglio, cavolo broccolo e fieno greco si siano ammalati, mentre quelli che hanno mangiato germogli di medica e ravanelli, tra i primi ad essere nominati all’inizio assieme ai germogli di soya non si sono ammalati, smentendo quindi ciò che i Tedeschi stessi avevano dichiarato nella prima ora.
È mai possibile che non si dicano le cose se non coi sembra davanti?
Ritengo sia doveroso da parte dei Tedeschi, ma anche dal nostro Ministro FAZIO fare qualche comunicazione per chiarire definitivamente il caso affermando come minimo che i germogli NON SONO LA CAUSA, (il batterio non nasce durante lo sviluppo del germoglio, qualcuno o qualcosa DEVE averlo in qualche modo inoculato) ma forse il veicolo col quale la malattia si è divulgata.
In ogni caso, fino ad ora, mi sembra che il fatto che i germogli siano la fonte dell’epidemia, sia un’ipotesi basata su indizi e non su prove analitiche.
Agli occhi della gente, tutto ciò che è soya o germoglio è pericoloso. Bisogna che qualcuno spieghi al grande pubblico che il problema non è nato dai germogli, che i germogli non sono i prodotti a rischio, che comunque il problema è limitato ad una piccola zona della Germania a circa 1000 km da noi, che acquistando un prodotto italiano si mettono al riparo da qualunque problema visti i controlli che in Italia sono molto più severi che nel Nord EUROPA e che biologico significa che oltre ai normali controlli si aggiungono anche quelli degli organismi certificatori, quindi più controlli di conseguenza maggior sicurezza.

Pietro Farnedi
General Manager

Quel che è successo in breve

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