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Apre Marcello Leoni e Bologna torna a sognare

marcello-leoni-bologna-balenaOsteria di Porta Europa a lato dell’enorme “balena” che ospita il centro direzionale Unipol e il nuovo ristorante di Marcello Leoni che torna alla ribalta dopo l’esperienza del Sole di Trebbo e un anno o poco più a seguire nei minimi dettagli il progetto dei nuovi locali: un ristorante gourmet, un’osteria e un’enoteca.
Lo hanno fortemente voluto quelli di Unipol, ci hanno creduto e investito e questo è un fatto di per sé inusuale, e hanno fatto bene: Marcello Leoni ha una storia alle spalle, seria e credibile, e ha un futuro a cui guarda con un entusiasmo che, di questi tempi, non può che essere invidiabile.
I lavori si sono forse allungati più del previsto, ma alla fine gli artigiani (Luciano Belcapo di Baschi che firma gli interni in legno), i creativi (Norberto Civardi che disegna il logo e la conseguente impronta semantica del locale) e soprattutto la squadra attorno a Marcello Leoni ce l’ha fatta.
“Le battaglie più importanti le ho vinte e superate insieme a mio padre… ” ricorda Marcello Leoni mentre osserva il marchio disegnato da Civardi che coniuga la firma del padre con una silhouette che ricorda una bottiglia o una balena, a piacimento.
Aperto il mattino del 27 gennaio lo spazio del cibo si sviluppa su un’area di 1.600 metri quadrati, suddivisi fra l’osteria, con 80 coperti all’interno e 150 all’esterno e prezzi più che accessibili, e il  ristorante con 50 coperti e menu degustazione a 55 euro.
In questo luogo si concentra il pensiero di Marcello Leoni rispetto a cucina e materie prime: materie prime che arrivano da  5 ettari di frutta e verdura coltivata bio a Tolé e 2 ettari di bosco per gli animali, in proprietà; una cantina da 20.000 bottiglie e un investimento di 600.000 euro; il progetto di creare un consorzio tra pescatori e ristoratori per dare il giusto valore al pesce dell’Adriatico che avrà un posto di rilievo nella sua cucina. Scelte che Marcello Leoni condivide con il suo braccio destro Riccardo Cevenini e gli altri 30 dipendenti tra sala e cucina.
Una scommessa che fa bene alla storia gastronomica di Bologna per riportarla agli onori che merita.

Luigi Franchi

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