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Milano intitola una strada a Veronelli ma…

In una splendida mattina di fine novembre, a 11 anni e un giorno dalla sua scomparsa, Milano ha reso omaggio ad uno dei suoi figli più apprezzati intitolandogli una strada.
Da oggi, il tratto pedonale che unisce il quartiere Isola alla scintillante, sopraelevata, piazza Gae Aulenti, si chiama “Passeggiata Luigi Veronelli”, un luogo bello, simbolico, perché unisce la Milano del passato, dove “Gino” viveva, e quella del futuro.
Una cerimonia sobria, condotta dall’Assessore Filippo Del Corno,in stile meneghino, certamente gradito dal destinatario del riconoscimento, alla presenza dei famigliari, delle istituzioni e, in rappresentanza di tutto ciò che il grande filosofo, giornalista, scrittore, gastronomo ha significato in vita e lasciato dopo la sua scomparsa, Gian Arturo Rota.
Un momento di riflessione sul lascito, soprattutto culturale, di Veronelli, sull’importanza di un percorso che è alla base di tutto ciò che oggi definiamo “mondo della gastronomia” distante anni luce dalla eccessiva spettacolarizzazione da palcoscenico. Un momento, finalmente lontano dalla sbornia di Expo che cannibalizzava tutte le iniziative, dunque perfetto per avere i riflettori puntati e l’attenzione di tutti i protagonisti del settore.
Questa la cronaca, ma, c’è un ma, per cui non posso esimermi, come giornalista, dal registrare un fatto che ritengo non solo increscioso, ma sintomatico della distorsione di un sistema che ha ormai superato il limite della decenza. Alla cerimonia ero probabilmente l’unico giornalista di settore presente.
Milano intitola una strada a Luigi Veronelli, colui che ha aperto la strada maestra della gastronomia sulla quale oggi “passeggiano”, più o meno degnamente, tanti, troppi, personaggi. Tutti gli devono qualcosa, quasi tutti avrebbero continuato a fare altro se prima non ci fosse stato lui.
Eppure nessun giornalista del circo della ristorazione ha pensato di dedicare pochi minuti della propria giornata per rivolgere un pensiero a Veronelli, lo stesso possiamo dire dei cuochi, non pervenuti.
Gian Arturo Rota, saggio come il suo mentore, ha provato a confortarmi sottolineando che l’importanza del gesto di intitolare la strada a Gino conta più di ogni altra cosa, ed aggiungo io, di ogni piccolezza.
Come è possibile? Dov’erano i generali della critica, ma soprattutto i loro ascari o l’allegro mondo della blogosfera, tutti a diverso titolo cantori delle gesta dei cuochi superstar, ma dove erano i cuochi presunti tali che proprio il lavoro di Gino ha permesso di elevare dal rango di osti a quello di professionisti completi e globali?
Vorrei immaginare che la ragione di questa trascuratezza possa essere ricercata nella scomodità del personaggio così vero, così concreto, così fuori dagli schemi, vorrei pensare che una generazione di giovani food addicted possa non saper della sua esistenza, un decennio è sufficiente per l’oblio, ma mentirei a me stesso.
Ancora una volta è Rota a riportarmi alla realtà, perché Veronelli, che “stava coi piedi per terra, volava alto, troppo alto”… ed io, più prosaicamente, chiudo che forse non c’era nessuno, anche perché alla fine non c’era neppure una tartina da rincorrere.

Aldo Palaoro

 

 

 

 

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