La carne Wagyu Miyabi a Tuttofood
2 Maggio 2019
Pizza Convivium: tre giorni dedicati all’ arte bianca a Cecina
3 Maggio 2019

Mimmo Minichino, presidente di AIRA, racconta la professione e la cura dell’ospite

L’intervista a Mimmo Minichino, presidente di A.I.R.A. Associazione Italiana degli Impiegati d’Albergo, svela la grande passione che accomuna chi svolge questa mansione, sentendosi quasi un “custode di casa” che “ha cura dell’ospite”.

Che cos’è e cosa rappresenta A.I.R.A.?

Aira è l’Associazione degli Impiegati d’Albergo, vale a dire di tutti coloro che operano in prima linea per garantire la migliore accoglienza e ospitalità nel sistema ricettivo italiano. Quest’anno festeggiamo i primi 50 anni di storia della nostra associazione. 1969 – 2019! Aira ha rappresentato, rappresenta ed è destinata a caratterizzare tutti coloro che lavorano a vario titolo nel mondo dell’accoglienza e dell’ospitalità e rispettano e condividono l’etica del lavoro e l’impegno professionale in uno dei settori più strategici del nostro Paese, il turismo. Fin dalla sua fondazione Aira si è prodigata per la condivisione di conoscenze, aggiornamenti e percorsi formativi per interpretare le tendenze e stare al passo coi tempi.

Come definisce la professione e come è cambiata negli anni?

La nostra professione raggruppa varie attività e richiede, di conseguenza, diverse competenze. Lavoro di concetto, che esplica funzioni di rilievo e responsabilità. Amministrativo, di collaborazione ed esecutivo. Conoscenza delle lingue straniere. Predisposizione pedagogica e culturale alle nuove esigenze della clientela internazionale, e continuo aggiornamento professionale per le nuove tecnologie.

Negli anni si è evoluta. Determinante, allora come oggi, è il giusto approccio ed amore per il nostro lavoro. Senza dimenticare che l’immagine dell’Italia nel mondo è garantita innanzitutto dal comportamento professionale ed etico proprio di chi fa la nostra professione. Siamo il primo biglietto da visita del Made in Italy quando il mondo viene a trovarci.

Quale percorso scolastico prepara a questa professione e/o quali esperienze sono più qualificanti per la carriera?

Il percorso è quello delle Scuole Alberghiere, naturale laboratorio dei futuri professionisti, oltre che delle scuole tecniche del turismo. Siamo perfettamente consapevoli che sono la formazione, il confronto, la ricerca, l’aggiornamento, lo studio, le esperienze in diversi settori dell’albergo, le esperienze all’estero, che possono giustificare e garantire una crescita personale e professionale e che, con la giusta determinazione e passione, porteranno certezze di carriera. Alla base di tutto c’è un’educazione umana e personale, che proviene innanzitutto dalle famiglie e poi è consolidata dalla scuola, che è ciò che contraddistingue noi italiani e che è assai apprezzato dai nostri ospiti.

Quali strutture richiedono questa professionalità e quali mansioni richiedono in particolare?

Qualsiasi struttura ricettiva che desidera essere competitiva, in un mercato in continua evoluzione, necessita di professionisti votati per mentalità e preparati professionalmente all’accoglienza e all’ospitalità.

Le mansioni sono ben note: disponibilità, flessibilità, serietà. E’ importante che a queste mansioni richieste, la struttura corrisponda un adeguato compenso.

La nostra associazione ha sempre spinto per riuscire a qualificare l’operato dei propri soci come valore aggiunto e quindi “risorsa” per l’azienda albergo.

Chi sceglie questa professione? Lei perché l’ha scelta?

Questa professione viene erroneamente suggerita a chiunque, come facile approccio per una esperienza di lavoro. Ben presto ci si accorge che richiede una determinata predisposizione umana e caratteriale. Non tutti, secondo il mio modesto parere, sono propensi a farlo. Io l’ho scelta per caso e non l’ho più abbandonata. In attesa del servizio militare, ho avuto l’occasione di lavorare come cameriere all’Hotel Minerva, al Pantheon. Mi sono ritrovato catapultato in questo settore, estraneo alla mia formazione. Ebbene, la passione, la voglia di ricuperare nei confronti dei miei colleghi, il piacere che mi procurava lavorandoci, mi ha portato a tuffarmi in esperienze variegate e in settori diversi, dalla sala al ricevimento, all’amministrazione. Ho lavorato in vari alberghi per comprendere le diverse metodologie gestionali. Ho lavorato all’estero, per imparare le lingue e confrontarmi con culture diverse dalla mia, per diventare un cittadino del mondo. Ho terminato da poco, ma posso affermare che ho vissuto con passione e dignità questa professione, ricavando ottime soddisfazioni personali e professionali. Mi ritengo davvero fortunato di avere svolto il lavoro della mia vita con il giusto piacere di accogliere e offrire ospitalità e attenzione, come vero “custode di casa”. Tale è sempre stato il sentimento che mi ha accompagnato in tutti gli alberghi dove ho lavorato. Il custodire la struttura, l’aver cura dei nostri ospiti, il rispetto della loro privacy, la custodia dei valori, e la cura della giusta comunicazione con i collaboratori, possono rappresentare motivazioni valide per chi svolge questa professione e gratificare il proprio impegno.

Quali opportunità in Italia, quali all’estero e relativo livello di compenso.

Le opportunità ci sono sia in Italia che all’estero. L’esperienza all’estero è fondamentale per comprendere le diverse culture da cui provengono i nostri ospiti, la loro mentalità, per allargare i propri orizzonti umani e culturali, per sprovincializzarsi.

Il compenso dipende sempre dalle proprie capacità e competenze. Al Grosvenor House di Sir Charles Forte a Londra, un mio collega italiano parlava perfettamente sei lingue e la direzione ricompensava mensilmente tale specialità. Nel mio ultimo viaggio a Berlino ho incontrato due figure di giovani italiani inseriti nel lavoro con perfetta conoscenza di 5 lingue per la collega e di 4 lingue per il collega. Per loro, di certo, si presentano diverse opportunità.

Reperire personale, magari qualificato è facile, difficile? Gli orari di un lavoro nell’accoglienza spaventano?

E’ diventato più difficile avere personale qualificato. Il mio modesto parere è che queste professioni in albergo sono dei veri e propri “mestieri”. E non è pensabile di poter acquisire la professionalità e le dovute competenze con corsi di pochi mesi.

Ai giovani bisogna dare tempo e fiducia, trasmettere le competenze acquisite e i valori e le passioni del nostro lavoro, avere pazienza e responsabilizzarli. Dobbiamo, nel contempo, offrire contratti dignitosi e rispettosi dei bisogni e delle necessità dei singoli. Di conseguenza anche gli orari “diversi” potrebbero non essere così impegnativi. Vivere l’albergo significa vivere in un ambiente dinamico, effervescente, con processi di lavoro e orari propri cui ci si abitua con il tempo e sui quali si organizzano i propri spazi di vita individuale e sociale.

Il ruolo come si è evoluto nel tempo? Ragazze e ragazzi possono immaginare d’accedervi con pari opportunità e pari possibilità di successo?

Il ruolo dell’impiegato era, in passato, un punto di arrivo. Negli anni è notevolmente cambiato anche per l’avvento di internet e delle diverse tecnologie a disposizione. Le condizioni per accedervi sono uguali, sia per le ragazze che per i ragazzi, e con pari opportunità. Resta fondamentale la motivazione personale, che ognuno ha e continua a far crescere, con determinazione, nelle proprie esperienze.

L’associazione è importante? Quali obiettivi si pone?

L’associazione è molto importante. E’ un punto di riferimento costante per tutto il percorso lavorativo. Fin dagli anni di scuola, presso gli Istituti Alberghieri, i nostri Soci Junior hanno il contatto con Docenti professionisti dell’accoglienza. Con loro siamo in stretta collaborazione per i primi stage di alternanza scuola lavoro. E a seguire, l’Aira, oltre l’aspetto amicale, dedica attenzione all’aspetto culturale, formativo e di ricerca per nuove sperimentazioni e per nuove sfide.

Fare parte di Solidus è un valore aggiunto? Perché?

Noi di Aira abbiamo sempre creduto nel progetto di Solidus. Siamo convinti che il settore turistico necessiti di un approccio integrato, che sappia confrontarsi e sappia fare rete per far emergere questioni e tematiche del Turismo, e che le professionalità delle Associazioni in Solidus possano rappresentare un riferimento qualificato per una coerente ed omogenea politica industriale del Turismo in ogni territorio d’Italia. Solidus rappresenta un consistente numero di professionisti, che ammonta a quasi 60.000 unità, dell’accoglienza, dell’ospitalità, della ristorazione disseminati in diverse associazioni che hanno deciso di creare un tavolo permanente di confronto oltre che un solido punto di riferimento per i due milioni di italiani che operano nel turismo in Italia. Mai dimenticarsi che rappresentiamo la spina dorsale del Made in Italy, la risorsa più significativa del nostro Paese sotto il profilo umano, sociale, economico ma soprattutto culturale. Siamo i custodi del più importante patrimonio culturale dell’Umanità sancito dall’Unesco.

Aldo Palaoro

Print Friendly, PDF & Email