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Nascostoposto a Terni: la tenacia che premia Armando Beneduce

Quanto è importante per un ristoratore adattare i contenuti rispetto alla realtà in cui opera e quanto incide il tessuto sociale sulla riuscita di un ristorante? Nelle grandi città i ristoranti non faticano a trovare un ampio a variegato pubblico, mentre le provincie fanno i conti con il problema dello stile di vita più introverso e reticente alle novità. Per addentrarci nei territorio italiano più centrale ma al contempo più remoto e meno turistico, abbiamo parlato con il titolare di un bel ristorante del centro Italia, in Umbria: Armando Beneduce, titolare del Nascostoposto  a Terni.Napoletano di nascita e ormai umbro d’ adozione, dopo aver vissuto vari luoghi del centro Italia, Armando Beneduce ha trovato a Terni il buen ritiro dove insidiarsi con lavoro e famiglia. Ad accompagnarlo sul lavoro e nella vita c’ è sua moglie Felicia, che si occupa della sala e che insieme ad Armando ha abbracciato un progetto di vita e di lavoro sicuramente stimolante e appassionante, ma non privo di momenti complicati e di nodi da sciogliere.

Conosciamo Armando e la sua voglia di realizzarsi in un’ attività che non gli dia solo uno stipendio ma anche una soddisfazione personale: il suo mondo ci è sembrato una bella fucina di idee in cui trovano spazio le origini campane, la classicità italiana e la cura per i dettagli che fanno bello ogni piatto e che trasmettono il pensiero e l’ impegno dietro ciascuno. Lo stesso vale per Felicia, che insieme ad Armando ha sposato anche un progetto di vita in cui ha il doppio ruolo di moglie concreta e imprenditrice ambiziosa. Entrambi sono  sicuramente  persone che abbracciano le sfide con entusiasmo – ci sono sembrati un’ ottima espressione del ristoratore medio che lavora per conquistare il territorio- ma il percorso per realizzare un sogno ha riservato non poche difficoltà.

Innanzitutto, Armando, come sei arrivato a fare il ristoratore?

“All’ inizio lavoravo per la “Ambrosoli, nelle rappresentanze, e successivamente, nel 2002, aprii una mia enoteca a Napoli, in zona Piazza Amedeo, che ho gestito fino al 2007. Per varie ragioni, insieme a mia moglie Felicia, decidemmo di trasferirci con l’ ambizione di realizzare un ristorante. La ristorazione era sempre stata il mio pallino e così ci trasferimmo in Toscana, a Cetona (Si), perché ho sempre amato la Toscana”.

Però sappiamo che non ci si può improvvisare come cuochi anche se si cucina bene a casa e per gli amici. Tu come ti sei preparato?

“Sicuramente mi sono preparato frequentando corsi di cucina professionale al Gambero Rosso, però la ristorazione è fatta di tanti elementi e anche noi ci siamo dovuti scontrare con tante difficoltà. Poi ci sono stati anche i nostri errori, sicuramente, però l’ esperienza ha anche fatto capire da che parte andare”.

Che tipo di problemi hai affrontato?

“Innanzitutto il luogo, perché abbiamo fatto vari cambiamenti. La mia cucina è stata apprezzata, tanto che a Cetona ricevetti anche la visita di Luigi Cremona che ebbe belle parole. Purtroppo però i locali dove avevamo l’ attività furono messi in vendita ma lo stesso Cremona mi mise a  conoscenza del fatto che c’ era un ristorante in vendita a Terni. Ci entusiasmammo e decidemmo di trasferirci qui a Terni ma le cose non andarono bene anche per problemi gestionali legati ai contratti e aspetti burocratici. Fui tentato di andare via ma decisi di rimanere per non far subire un altro trasferimento alla mia famiglia. I problemi però non erano finiti: giunse il terremoto e il nostro bel ristorante nel borgo di Stroncone non era più facilmente raggiungibile, quindi fummo costretti comunque a lasciarlo per tornare in città; da tre anni “Nascostoposto” ha trovato al sua sede nel centro storico di Terni, ma questi problemi ci hanno inseguito per quattro anni”.

Tu però emani entusiasmo e trapela tanta voglia di fare in cucina..

“Sì, sono sempre sul pezzo. Bisogna saper guardare avanti e non perdere l’ entusiasmo”.

Raccontaci del “Nascostoposto”..

“E’ un locale moderno, in stile minimal, perché non amo avere troppe cose davanti come in casa. Abbiamo circa 30-35 coperti e siamo aperti solo a cena. La cucina è ispirata alla classicità mediterranea e ci occupiamo di realizzare anche pane, pasta e lievitati. In menù abbiamo cinque proposte per sezione e poi tre percorsi di degustazione: “Tradizione”, “La mia cucina” e “Tradizione napoletana”, ognuno da quattro portate. Mi piace lavorare i prodotti freschi, soprattutto le salse e le verdure e amo mettere le mani su alimenti vari, eccezione per le interiora, che non amo molto: in carta c’ è tutto fra verdure, carne e pesce, tra cui un mio classico, “Noce di maiale iberico con chutney di mele”, ma in questo periodo potete trovare l’ “Uovo al tartufo con morbido di patate, funghi” oppure lo “Spaghettino acqua di  limone, provolone del Monaco , cozze”. Un’ altra passione è la pizza, di cui abbiamo otto varietà, che facciamo esclusivamente il martedì, il giovedì e la domenica”.

Nonostante le traversie, tu e il tuo ristorante avete avuto un buon riscontro dalla critica gastronomica e siete membri dell’ Associazione Chic- Charming Italian Chef: tutto ciò rappresenta un sostegno?

“Ci sono aspetti lavorativi che danno una soddisfazione anche personale, come un premio per l’ impegno. Avere una riconoscibilità è importante ma conta lavorare bene sul territorio”.

Il territorio umbro non ha avuto vita facile: come vanno le cose?

“Terni è una bella città a misura d’ uomo e abbiamo trovato tanti nuovi amici, però di base è una città operaia e il tessuto sociale è formato da famiglie oppure da giovani non ancora pienamente occupati e ciò porta a non voler spendere tanto quando si va al ristorante. C’ è poca curiosità verso le proposte nuove e questo limita un po’ la mia cucina. La zona è ricca di buoni prodotti, in primis la norcineria, ma gli artigiani delle carni trovano richiesta fuori dal giro locale perché qui c’ è ancora poco interesse verso la cultura gastronomica. Un altro problema è che mancano gli imprenditori che sappiano valorizzare i prodotti locali. I ristoranti che aprono non hanno lo scopo di valorizzare la gastronomia ma aprono  improvvisando il lavoro e offendo bassa qualità”.

Non hai mai pensato di fare l’ ennesimo cambiamento e andare altrove?

“Se potessi, cambierei città per andare più a Nord: il ristorante ha anche bisogno di persone curiose e aperte ad esperienze diverse; in compenso in provincia si riesce a sviluppare un discorso a lungo termine, mentre nelle grandi metropoli, a parte i ristoranti storici, gli altri chiudono mediamente dopo cinque anni”.

Sei soddisfatto dei tuoi risultati ?

“Sì, oggi sono felice e soddisfatto, altrimenti avrei cambiato. Io e mia moglie abbiamo vissuto tutto con entusiasmo, il cambiamento non ci ha fatto mai paura. Questo anno ha avuto un buon incremento ma bisogna fare sempre meglio, cercando di capire da che parte andare. Abbiamo ancora sogni ad realizzare, tra cui quello di lavorare un giorno con Mauro Uliassi, un professionista che stimo moltissimo”.

Manuela Di Luccio

Credits: le foto in bianco e nero sono di Lido Vannucchi

Ristorante Nascostoposto

Via Sant’Alò, 10 – Terni-

Telefono: 0744 608309

www.facebook.com/ristorantenascostoposto

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