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Nuovo regolamento europeo sulle etichette alimentari

nuova-legge-etichettaturaDa oggi si cambia. Anzi no. Meglio dire che oggi la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europa pubblica, dopo un dibattimento di quattro anni che ha coinvolto Commissione Europa, Parlamento e Consiglio, il nuovo Regolamento Comunitario sulle informazioni alimentari ai consumatori. Per l’entrata in vigore formale si dovranno attendere venti giorni, ma prima di vederne l’effettiva applicazione potranno trascorrere ancora dai tre ai cinque anni.
Incongruenza questa che però ben si allinea con le tempistiche dilatate di un provvedimento di cui invece si sente un gran bisogno, considerato che introduce obblighi e specifiche importanti per la corretta e completa informazione del consumatore e, non da ultimo, per la sua salute. A partire dalla dichiarazione nutrizionale obbligatoria che sarà espressa per 100 gr o 100 ml di prodotto e, se possibile, in porzioni, attraverso  tabelle di più facile comprensione e altri ausili, come i semafori già utilizzati nel Regno Unito: lo scopo è quello di fornire strumenti di educazione pubblica volti a favorire il miglioramento dei regimi alimentari, in conseguenza dell’aumento del numero di alimenti disponibili con caratteristiche molteplici e la concomitante rilevanza endemica di condizioni patologiche come il sovrappeso e l’obesità registrate in Europa.
Ma non solo: a trentadue anni dall’applicazione della direttiva 79/112/CEE, l’attuale riforma tutelerebbe maggiormente quella parte significativa di persone affette da allergie e intolleranze alimentari, imponendo l’inserimento di eventuali allergeni nella lista degli ingredienti, evidenziati in grassetto o con colori diversi. Gli adulti che pranzano abitualmente fuori casa sono quasi uno su due, secondo i dati forniti dalla UE: si stabilisce pertanto la necessità di indicare informazioni sugli allergeni anche per i cibi non imballati, ad esempio consumati nelle mense o nei ristoranti. Se per tutte le carni fresche, e non solo quella bovina come nella vecchia normativa, ci sarà l’obbligo certo di indicare in etichetta la provenienza, per le carni utilizzate come ingrediente di altri cibi e per il latte e i derivati, la Commissione Europea avrà dai due ai tre anni per valutarne l’opportunità, in termini di benefici… e costi.
E’ positivo invece notare che i dati fuorvianti sulle etichette saranno proibiti, soprattutto per evitare confusione tra prodotti simili e per riconoscere subito alimenti ottenuti da carni o pesci diversi mescolati insieme, i quali saranno definiti come “carne o pesce ricomposti” e che le scadenze verranno espresse non solo sulle confezioni ma anche sui prodotti confezionati singolarmente.
La campagna a favore della protezione della salute pubblica prosegue con le normative sui prodotti surgelati o congelati venduti scongelati, che ne imporranno la dicitura “venduto scongelato”; stessa sorte per gli insaccati con involucro non commestibile, per le bevande con caffeina superiore a 150mg/l, pericolose per i bambini e le donne in gravidanza o in allattamento e, altro dato importante, la presenza di oli e grassi vegetali dovrà essere esplicitata indicandone il tipo – di soia, di arachide, di palma, ecc.
Discorso a parte per gli acidi grassi trans: entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento verrà redatto un rapporto per valutare l’opportunità di riportarne la presenza nella tabella nutrizionale, ma fino ad allora è vietato riportare questa indicazione anche in modo volontario (divieto problematico per le aziende che vendono gli stessi prodotti anche negli USA, dove invece l’indicazione è obbligatoria…).
Il consumatore attento avrà di che occuparsi, ma anche gli operatori del settore alimentare potranno avere l’occasione di rivedere ricette e approvvigionamenti, innescando in potenziale circolo virtuoso che non si concluderà sulle nostre tavole, ma nella qualità della nostra salute, forse.
Tuttavia resteranno esclusi dalla quasi totalità delle informazioni obbligatorie i cibi pre-confezionati nei supermercati per la vendita diretta, come carni, formaggi e salumi, porzionati nei cellophane. Inoltre la dimensione temporale prevista dalla riforma stessa prevede la possibilità di rimescolare le carte, con nuove regole per singoli prodotti o applicabili in singoli Stati membri, nonché la coesistenza di prodotti con etichette “vecchie” e “nuove” sulla quale la normativa non si esprime chiaramente.
Staremo a vedere. E magari nel frattempo piantiamo un albero, o seminiamo un orticello: non ci vorranno tre anni per vederne i frutti (e non nuoce alla salute).
Alessandra Locatelli
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