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Olio d’oliva: diminuiscono le vendite

L’Italia mantiene la leadership mondiale per l’olio d’oliva confezionato, tuttavia le imprese soffrono sempre di più per i competitor tradizionali come la Spagna ma anche realtà che si vanno sempre più consolidando sui mercati internazionali come Nord Africa, Australia, Stati Uniti. E’ quanto emerge dal “Monitoraggio degli oli d’oliva e di sansa, che è stato presentato a Roma da Assitol, che attiene al 2013. L’export di extravergine è diminuito del 15,4%; flessione comunque per tutte le categorie di prodotto, nonostante la forte propensione internazionale del comparto.

L’olio di oliva e di sansa italiano commercializzato è diminuito del 3,5% in quantità. Su 94.329 tonn di oli la parte del leone la fa l’extravergine con 69.730 tonn (il 73,5%). Dal monitoraggio emerge anche che i più venduti sono gli oli convenzionali, vale a dire le grandi marche italiane, con 69.370 tonnellate, in pratica il 91,6% della categoria.
Il prodotto “cento per cento” italiano si attesta a 4.543 tonn (6,5%); l’olio biologico e Dop/Igp rappresentano l’1,9% delle vendite di extravergine in Italia (1270 tonn). La GDO si rivela il principale canale di vendita per il comparto. Assitol ed anche l’Interprofessione sono preoccupati pure per il fatto che alcuni segmenti del comparto, come quelli dell’olio di oliva e dell’olio di sansa, non vengano valorizzati a dovere, nei loro  usi che vanno meglio fatti conoscere al consumatore (ad esempio per la frittura). Insomma, la situazione monitorata richiede una riflessione attenta e il neopresidente di Assitol Giovanni Zucchi, nell’incontro romano, ha sottolineato la necessità che la filiera si muova in sintonia. «Correre da soli non fa bene – ha osservato – I nostri competitor oltre tutto possono contare su un sistema nazionale che valorizza l’intero settore oleario».

Monica Menna

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