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Osterie, il mangiarbere all’italiana guidati da Slow Food

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Tra i maestosi dipinti della sala Pietro da Cortona, all’interno dei Musei Capitolini, si è tenuta la presentazione della nuova guida di Slow Food “Osterie d’Italia 2015”, sussidiario del mangiarbere all’italiana (pp. 928, 22 euro). A coordinare la conferenza Francesca Rocchi, vicepresidente di Slow Food Italia.  Un manuale che conduce alla scoperta della ristorazione nazional-popolare, legata ai territori ed alle tradizioni. Presente all’incontro, tra gli altri, Marta Leonori, Assessore del Comune di Roma, fiera di veder coniugare per l’occasione il binomio cultura-enogastronomia che si vorrà poi proporre con svariate iniziative anche durante Expo 2015.
«Osterie d’Italia compie 25 anni – sottolineano i curatori del libro Marco Bolasco e Eugenio Signoroni –  un anniversario importante, al quale arriviamo con una guida che continua a essere il principale punto di riferimento per molti lettori». Una guida che si è aggiornata nel corso del tempo sia dal punto di vista editoriale (disponibile in versione cartacea ed in quella digitale per smartphone) sia dal punto di vista contenutistico (qualità dei cibi, provenienza degli ingredienti, tecniche di allevamento, sono i nuovi dati analizzati per la valutazione dei un locale).
Dietro la guida c’è un approfondito lavoro di ricerche effettuato da una rete di oltre 400 collaboratori volontari cresciuta nel tempo. Si pensi che la prima edizione del 1991 fu opera di una squadra ristretta di collaboratori (tra questi vi era anche Grazia Novellini, presente in conferenza). Si segnalavano allora 712 locali da Nord a Sud, contro i 1733 dell’edizione odierna.
Simboli assegnati alle osterie: la Chiocciola per quelle più meritevoli per ambiente, cucina, accoglienza; la Bottiglia, per le osterie con le cantine più fornite della regione; il Formaggio, per i locali che presentano la migliore selezione di caci; l’Annaffiatoio per le osterie con un orto di proprietà, e l’Insalatiera, per i locali che propongono menù vegetariani. Segnalati anche gli Oltre alle Osterie, locali che propongono ricette simbolo della tradizione ma in ambienti più eleganti e con un conto più elevato rispetto al limite di 35 euro. E poi gli Scelti per voi, con i piatti più significativi dell’enogastronomia regionale. Menzione particolare è riservata ai locali accessibili ai disabili e a quelli che aderiscono al progetto Alimentazione Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia.
Quest’anno la Toscana registra il più alto numero di locali “chiocciolati” (29), seguito da Piemonte (26), Veneto e Campania (20), Lazio (19), Lombardia (17), Emilia Romagna e Sicilia (15), Puglia (12), Friuli Venezia Giulia e Liguria (10), Sardegna (7), Trentino (6), Alto Adige, Marche, Abruzzo e Calabria (5), Canton Ticino, Basilicata e Umbria (4), Molise (2) e Valle d’Aosta (1).

Monica Menna

 

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