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Osti sull’orlo di una crisi di nervi

Sono rari i libri in cui ci si riconosce pagina dopo pagina. In caso di romanzi ci si identifica con uno dei protagonisti. In caso di saggi si apprezza ogni concetto.
Uno di questi libri, anche se non è un saggio ma una raccolta di riflessioni e recensioni sulla ristorazione è Osti sull’orlo di una crisi di nervi, edito da Terre di mezzo, scritto da Valerio Massimo Visintin. Di questo piccolo volume (130 pagine, 10 euro), una lettura consigliata al momento dell’aperitivo, si apprezza ogni pagina: divertente, dissacrante,, indignados.

Valerio Massimo Visintin di mestiere fa il critico gastronomico d’altri tempi. Perché d’altri tempi, vi chiederete: perché, nonostante scriva per il giornale più letto di Milano, il Corriere della Sera, nonostante lo faccia da più di vent’anni, nonostante abbia pubblicato più di 4.000 recensioni, nonostante abbia un blog – Mangiare Milano – seguitissimo, ancor oggi nessuno sa chi sia. Arriva nel ristorante, sempre in “larga compagnia per poter testare il maggior numero di portate”, scrive Visintin, ordina, pranza, paga e se ne va.

In una parola non fa parte della schiera di invi(t)ati speciali, con cui definisce il popolo dei giornalisti enogastronomici nel suo libro, forse il più pungente degli assiomi che val la pena riportare per intero, giusto per far capire il gusto dell’ironia che attraversa ogni pagina: “Non c’è ruolo più ambito e stimato dell’inviato speciale per chi fa giornalismo… Fanno eccezione soltanto i colleghi gastronomici, i quali aspirano a una carica foneticamente affine, ma sostanzialmente divergente. Quella dell’invitato speciale. Una sola consonante divide due galassie opposte. I primi, quelli senza la “t”, non di rado vengono spediti in luoghi ostili, tra fischi di pallottole ed esplosioni. I secondi si specializzano nello schivare più che altro i conti…” e via di questo passo.

Insomma, 130 pagine che raccontano, con competenza vera e ironia leggera, la verità sui circhi gastronomici di questa epoca. A cominciare da uno degli articoli riproposti nel libro – foodblogger, rivoluzione rimandata – “settore ancora da spremere; in vertiginosa crescita di popolarità; è quello che crea maggiori cortigianerie dato che è alla portata di tutti; è zavorrato da un insolito carico di ignoranza; è aperto più di altri all’improvvisazione; è esposto più di altri alla mistificazione; è puerilmente snob; è, per implicita natura, il paradiso degli scrocconi; è un illusorio accesso al mondo del lusso…”.

Volete saperne di più? Non perdetevi Osti sull’orlo di una crisi di nervi. Grazie Visintin!

Luigi Franchi

 

 

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