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Il pesce soffre, i marinai pure

crisi-mercato-itticoLa stagione, che in pochi giorni ci ha scaraventato addosso tutto ciò che l’inverno dovrebbe portare normalmente con sé, sta portando alla luce fragilità e debolezze strutturali dei mercati alimentari. Saltano consegne, vanno al macero tonnellate di materie prime fresche, la gente impazzita svuota gli scaffali offrendo il fianco a  speculazioni a non finire.
Tra i settori più colpiti c’è quello della pesca che si trova a fare i conti con diversi problemi e disagi, tra cui : rincaro dei prezzi, in particolare di quelli petroliferi; le difficoltà stringenti di accesso al credito; punti di penalità assegnati ai possessori di licenza di pesca e ai comandanti dei pescherecci.
Al maltempo, in queste settimane, si sono unite quindi le proteste e l’80% circa dei pescherecci, in questi giorni, sono rimasti in porto. Un fermo che si traduce in mercati ittici chiusi, pescherie semivuote e grande “Praticamente – recita una nota di Federcoopesca-Confcooperative – non si pesca da due settimane perché, oltre alla neve che ha paralizzato le marinerie negli ultimi giorni, gli operatori continuano a manifestare contro i costi del gasolio e i regolamenti comunitari, in particolare quello sui controlli che istituisce patente a punti”. 
Il fermo ha generato la chiusura dei mercati ittici e, di conseguenza, pescherie semivuote, mancanza di prodotti che non siano surgelati o di provenienza straniera. Tutto questo non aiuta certo il già grave stato di malessere del settore che si trova a fare i conti con politiche di mercato che stanno distruggendo i nostri mari. Infatti solo il 10% delle oltre 700 specie marine commestibili viene commercializzato, a causa di abitudini alimentari nate sulla scarsa informazione, di scelte che spingono sempre alle stesse varietà: tagli e pezzature facili che non richiedano modi e tempi di cottura più laboriosi e differenti da quelli a cui siamo abituati.
In questo modo, ancor prima dei problemi generati dal costo del carburanti, il mercato ittico italiano rischia di chiudere definitivamente, con buona pace delle specie dei nostri mari che, più di ogni altra, contiene una ricchissima quantità di benefico Omega3.

Guido Parri

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