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Prenotare e rispettare

Girando tra i social in questo weekend mi è balzato all’occhio il grande numero di disdette, o meglio di maleducati bidoni, che i ristoranti si sono trovati a subire: chi due persone, chi cinque, un piccolo locale del sud addirittura quindici. E le lamentele che i ristoratori hanno pubblicato sono probabilmente solo una punta dell’iceberg di un fenomeno che raggiunge migliaia di prenotazioni a cui la clientela del ristorante non dà seguito, limitandosi a volte a telefonare qualche minuto dopo l’ipotetico arrivo per disdire, rendendo vana la possibilità di rimpiazzare il tavolo.
Che fare? “Colui che prenota il ristorante è obbligato a presentarsi nella data e ora prenotata, infatti incombe su questo soggetto la responsabilità derivante dall’obbligo di buona fede e diligenza espressi dal codice civile. Egli è tenuto ad avvertire con largo anticipo eventuali recessi o ritardi. In caso contrario il ristoratore potrebbe richiedere a suo discrezionale giudizio un risarcimento per il mancato guadagno derivante dal riservare il tavolo e dalle spese di gestione relative al giorno prenotato.” affermano all’Associazione Avvocati Civilisti di Roma.
Ma quanti sono i ristoratori che si prendono la briga di avviare azioni di questo tipo e quanto tempo porta via in Italia un procedimento civile, pensando che sono 9 milioni le cause pendenti nei tribunali?
Resta aperto il problema e l’invito è quello di applicare alle prenotazioni lo stesso criterio che utilizzano gli hotel che richiedono la carta di credito al momento della prenotazione; in caso di mancata disdetta viene trattenuta una parte del prezzo della camera, altrettanto andrebbe fatto per il ristorante.
Questo implica maggior lavoro, è vero, e soprattutto una migliore conoscenza e utilizzo dei supporti digitali da parte di una categoria che è ancora molto restia ad applicarli. Basti pensare al grandissimo numero di ristoranti che non accettano prenotazioni tramite mail.
Ma questo è il futuro, inarrestabile, che lo si voglia o meno. Allora tanto vale imparare in fretta! Consentirebbe a molti ristoratori di rispondere alle critiche, sempre troppo anonime, sui social; oppure di raccontare una loro ricetta, uno stile dell’accoglienza, la storia di un prodotto. In una parola di soddisfare il bisogno di curiosità e conoscenza che un numero crescente di consumatori esprime.
È cambiato il cliente, sono cambiate le modalità di scelta di un ristorante. Sono aumentati quelli che prenotano in più posti contemporaneamente (pessima razza), ma altrettanto sono cresciuti quelli che non vanno al ristorante tanto per farlo ma perché in quel luogo, attentamente selezionato, sanno che possono vivere una serata di piacere gastronomico e sociale. Favorire questi ultimi significa sconfiggere i maleducati che non si curano di informare con largo anticipo l’eventuale disdetta. Ma per farlo occorre adeguare gli strumenti.

Luigi Franchi

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