Tonino Guerra ospite del Festival del Brodetto
6 Settembre 2011
aumento-iva
Le conseguenze sui pubblici esercizi per l’aumento dell’Iva
7 Settembre 2011

Primi risultati dalla partnership tra Mutti e il WWF

Calcolare la propria impronta idrica per cercare di capire come contenere le emissioni di anidride carbonica e gli sprechi idrici, è questo il primo risultato della partnership tra Mutti e il WWF.

mutti-wwfLa partnership tra Mutti e il WWF ha raggiunto un primo risultato importante. L’azienda leader nella produzione di concentrato, passata e polpa di pomodoro, ha commissionato un’indagine sulla propria impronta idrica.
Mutti è, quindi, la prima azienda italiana ad aver calcolato scientificamente i consumi d’acqua della propria produzione, dalla coltivazione nei campi sino al prodotto finito.
L’importante risultato è stato ottenuto grazie al supporto scientifico del WWF e del Dipartimento di ecologia forestale dell’Università di Tuscia (Viterbo). L’indagine rientra in un piano aziendale di contenimento dello sfruttamento ambientale, tramite riduzione delle emissioni di Co2 e dello spreco idrico. D’ora in avanti il calcolo della “impronta idrica” del proprio carrello della spesa sarà possibile farlo online, grazie all’apposito programma del WWF (www.improntawwf.it).
La quantità di acqua necessaria a produrre un chilo di pomodoro fresco è di 156 litri. Per una bottiglia di passata, compresi contenitore ed etichetta, sono necessari 172 litri, mentre si arriva a 223 litri per un barattolo di polpa da 400 grammi. I termini di paragone, suggeriti per avere un’idea più precisa, sono con i prodotti della terra, così come sono all’origine: ci vogliono 200 litri di acqua per “produrre” un uovo, 900 per un chilo di patate, 3.400 per un chilo di riso, ma si arriva fino a 2.400 litri per un hamburger da 150 grammi. Mutti partirà da qui per stabilire i propri obiettivi di riduzione, in un percorso di sostenibilità insieme al WWF Italia.
I dati parlano da soli, e confermano i calcoli dell’esperto Arjem Hoekstra, il quale postula che l’85% dell’impronta idrica umana è destinato alla produzione agroalimentare, il 10% alla produzione industriale e il restante al consumo domestico. Il calcolo dell’impronta idrica da parte di ogni singola azienda aiuterà a sensibilizzare i coltivatori, che forniscono il prodotto, ad adottare maggiori accorgimenti nelle pratiche di irrigazione, spesso risolte da macchinari obsoleti e poco controllati.

Print Friendly, PDF & Email